venerdì 29 settembre 2017

Fallimento (angoscia e prigione)


Titolo: fallimento

Sentiva caldo in quella mattina d’autunno. Le foglie cadevano, e lui come loro, avrebbe voluto lasciarsi andare, scivolare via, per rifuggire quel senso di angoscia e insofferenza che lo tormentava da mesi. I suoi pensieri erano rinchiusi, carcerati in circoli viziosi che non gli permettevano di uscire da quella prigione di fissazioni che viveva della sua mente. 

Giallo - bianco - Giallo – verde – bianco. 

Rallentò il nodo alla cravatta, aprì la finestra dell’ufficio, spense lo schermo del computer e chiuse gli occhi. 
Stette così, fermo, per qualche istante e poi li riaprì. 
Niente! 
Non riusciva a vedere altro attorno a sé se non il suo fallimento, l’idea, ormai fatto, della fine della sua compagnia e di quel progetto, nonostante in realtà lo avesse odiato da sempre. 

Fallimento, fallimento, fallimento!

Continuava a scervellarsi per ricercare l’errore: come erano arrivati a quel punto e perché non era stato in grado di salvare una compagnia che si stava sgretolando tra le sue mani? Cercava la risposta nella fine, senza invece chiedersi perché avesse iniziato a lavorarci, prendendo le redini di un’azienda in cui di suo c'era solo il nome (o meglio il cognome). 

Toc Toc 

Ma fu fortunato! La fortuna fu che quel giorno la sua anima bussò alla sua porta: ormai stanca di essere messa da parte, aveva infatti deciso di parlargli e lui finalmente si lasciò persuadere ad acoltarla e…
il fallimento divenne strada...

Parole suggerite da Salvatore Massimo Fazio
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martedì 26 settembre 2017

Cambiamenti (cambia e menti)


Titolo: Cambia menti

“Due biglietti per favore!” 
“Per dove?” 
“Non saprei…Lei cosa mi consiglia?” 
"…" (silenzio) 
“Mi piacerebbe visitare il nord Europa: dicono che in inverno sia magico. Certo anche il sud ha il suo fascino: quando i turisti della stagione estiva sono andati via e le foglie d’autunno iniziano a cadere…” 
“Mi scusi, non so se ha notato che ci sono delle persone in fila dietro di lei…Due biglietti per dove?” “È che non so decidermi…è che il mondo è così grande! Nord, Sud, ma dove mettiamo l’Est o l’Ovest? Lei ci è mai stato?” 
“Dove mi scusi?” 
“In giro! In giro senza sapere dove stesse andando?” 
“Vuole che le faccia un biglietto Interrail? Così potrebbe decidere dove, come e quando muoversi in tutta Europa.” 
“... È che io ho paura di viaggiare!” 
“Sta scherzando?” E alzò gli occhi al cielo. “Per favore sto lavorando e c’è gente che aspetta! Facciamo così: adesso si sposta e quando avrà deciso qualcosa tornerà evitando la coda. Va bene? Arrivederci!” 
“È una paura che ho da sempre: nuovi posti, nuove persone, lingue, colori, suoni, odori, immagini…Paura di perdermi: sa cosa intendo, vero? Tutti questi cambia menti
Se mi sposto e poi non mi ritrovo?” 
“Arrivederci!” 
"…" 
"…" 
“Arrivederci!” 

“Ah, è di nuovo qui! Allora per dove li vuole questi due biglietti?” 
“Perché due?” 
“Me ne aveva chiesti due prima!” 
“Ah! Chissà perché gliene ho chiesti due?!” 
“Ci risiamo! Allora quanti biglietti vuole e per dove?” 
“Un biglietto per favore, sul primo treno in partenza dal binario numero…DUE!” 
“Quello per Novara?” 
“Sì, esatto!” 
“È sicura? Novara è a soli 60 km da qui!” 
“Che cosa c’entra?” 
“Niente lasci perdere…ecco il suo biglietto. Buon viaggio!”

Parole suggerite da Maria Claudia Marinelli
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lunedì 25 settembre 2017

L'invio (speranza e meraviglia)


Titolo: l'invio

Trattenne il fiato, guardò lo schermo e il bottone con su scritto INVIO, chiuse gli occhi e... li riaprì: era ancora troppo presto, non ne era ancora sicura! 
Riguardò tutto dal principio: controllò i dati, le informazioni fornite, la biografia, il file allegato e con sua grande meraviglia non trovò nessun errore. Aspettò ancora qualche momento, in silenzio, nel buio della luce dello schermo. 
Sapeva che appena lo avesse inviato avrebbe anche acceso la speranza, la speranza che qualcun altro al di là dello schermo e al di là del mondo, avrebbe potuto percepire quel suo stato d’animo, quell'emozione che provava in quell’invio e quello che aveva provato nello scrivere quel breve allegato. 
Ci provò di nuovo: trattenne il fiato ancora una volta, puntò il cursore esattamente in linea con il bottone dell'invio, chiuse gli occhi stringendo i denti, e diede un click rapido con quel vecchio mouse. Poi spalancò gli occhi per controllare il risultato: 

Il suo file è stato inviato correttamente, riceverà a breve una email di conferma. 

Sorrise, il primo passo era stato fatto! 
Adesso non le restava che rimanere lì ferma, persa nei suoi sogni, e aspettare che quei sogni diventassero realtà, mentre tutto riprendeva il suo normale scorrere…

Parole suggerite da Daria Alfieri
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domenica 24 settembre 2017

La linfa (trenino e albero)


Aprí gli occhi e si ritrovò in un luogo buio, che non riconobbe, senza sapere nemo come ci fosse arrivata. Il cuore le batteva forte!
Si voltò lentamente, e notò una piccola luce dietro di sé che, avvicinandosi, comprese essere il faro di un piccolo treno luccicante. Decise coraggiosa di entrarvi, ammaliata dalla perfezione di quella struttura in metallo: era la prima volta che saliva su un trenino, da sola poi e nell’oscurità...
Si fece coraggio e posò il piede lentamente, per non scompigliare l’incantato. 
Nello stesso istante in cui si sedette, il treno si mosse, quasi la stesse aspettando, iniziando a percorrere sentieri ristretti e tortuosi. 
Era l'unica passeggera e per questo, nonostante la paura, dopo un momento di confusione, si mise comoda e si abbandonò alla velocità ridotta. Ebbe la sensazione di viaggiare tra le radici di un albero,  ma non vide nulla. Pian piano percepì il trenino andare verso l’alto, in quello che nella sua fantasia, le sembrò il tronco dell'albero. Poi la locomotiva si districò lenta tra sentieri sempre più piccoli, delicati e fragili, e infine si fermò, dopo essere stata accolta da una luce accecante, all’esterno, tra verdi e fresche foglie.

Il viaggio era stato incredibile: dal buio alla luce! 
Arrivata su quella superficie soffice, scese, aprendo delicatamente la porta del vagone. 
Il sole brillava sicuro e, grazie al suo coraggio… il mondo respirava!


Parole suggerite da Carlo Guidotti
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giovedì 21 settembre 2017

Felicità (buio e sale)


Titolo: felicità

Dopo cinque minuti di ricerca, finalmente trovò le chiavi di casa e aprí il rumoroso portone del loro palazzo. Si avvicinò decisa alla cassetta della posta e ne estrasse una bolletta e una busta senza mittente che, mentre saliva per le scale, capì trattarsi dell’assicurazione dell’auto. Arrivata al terzo piano, col fiato corto e meno soldi, aprì la porta di casa: tolse velocemente le scarpe, mentre la gatta le corse incontro per salutarla, e scalza, assaporò il calore del pavimento in finto legno che aveva posto con le sue stesse mani. 
Era tutto buio perché a quell’ora della notte gli altri dormivano già. Aprì la stanza dei bambini e con una piccola torcia li illuminò per controllare fossero sotto, e non sopra, alle coperte, come spesso accadeva nelle notti che precedevano la tosse. Poi entrò in cucina dove piatti e bicchieri ricoprivano alla rinfusa spazi improbabili senza sale, e sorrise per quel disordine prevedibile e conosciuto. 
Entrò poi in camera da letto e trovò suo marito che dormiva occupando l’intero materasso: prese il pigiama e, dopo essersi cambiata, si infilò sotto le calde coperte lottando per un angolo di letto che, pochi secondi dopo averlo conquistato, la gatta reclamò senza possibilità di appello. 
Quando chiuse gli occhi, proprio in quell'attimo prima di addormentarsi, si sentí a casa e... sicura.

Parole suggerite da Evelina Mirabella
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domenica 17 settembre 2017

La medaglia (solitudine e amore)

Titolo: la medaglia

L’uno appollaiato su una scrivania vuota, senza quaderni e senza matite. In un luogo dove solo la fantasia avrebbe potuto riempire gli spazi mancanti.
L’altro immerso in un abbraccio abbondante in compagnia di fogli, penne, e matite, sulla superficie di uno scrittoio usato e pieno di vita.
I lati opposti di una stessa vita che cercava di dimenticarsi e di mantenere o aumentare, le distanze… Come se in un altro modo non avessero potuto coesistere. 

La solitudine a destra; l’amore a sinistra. 

Così per tempi indefiniti e lunghi: dall’origine fino a… 

Una piccola mosca scura, vaga, confusa, imbottigliata in un luogo non suo, stanca per la mancanza d’uscita, si riposò nel lato tranquillo di quel tavolo diviso. Si orientò, si ascoltò e prese il suo tempo. Sicura, spiccò il volo alla ricerca di una finestra aperta sul mondo, ma non trovandola ancora, stavolta si distese nel lato pieno di colori, odori, sapori. Ne abbracciò l’essenza e se ne sentì parte, ne raccolse l’energia e riprovò di nuovo… all’infinito, riprendendo fiato nell’animo della sua solitudine e forza nell’amore.

Parole suggerite da Antonella Salvemini
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sabato 9 settembre 2017

Il dipinto (verde e rumore)


Titolo: il dipinto

Ebbi un incubo e mi svegliai all’improvviso: era notte fonda ed era molto buio. Non vedevo nulla! Sentivo solo il battito accelerato del mio cuore: nessun rumore
Lentamente una flebile luce proveniente da chissà dove mi diede, come ai gatti, la possibilità di esplorare le tenebre: riconobbi l'armadio, la cassettiera, i comodini e anche i margini del mio cuscino. 
Quando gli occhi si furono abituati, mi voltai poi a guardare l’altro lato del letto e fui molto sorpresa dallo scorgere un quadro disteso proprio vicino a me. Colori pastello: azzurro, verde, rosa e molto giallo. Pennellate delicate con molte luci e nessun momento oscuro. 
Intravidi sulla tela una sagoma dolce che sognava sogni sereni: m'incantai a osservarla per alcuni minuti seguendone il respiro. 
...
Il mio battito poco a poco diventò regolare mentre io dimenticavo, incantata da quel riflesso, le immagini orrende che l'incubo aveva creato nella mia mente. 
...Semplicemente mi innamoravo di nuovo e follemente di quel dipinto e…di te.

Parole suggerite da Andrius Pojavis
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venerdì 8 settembre 2017

Il Signor Benetti (statico e tempo)


Titolo: Il Signor Benetti

Si sentiva statico il Signor Benetti. Soffriva di quella rara malattia dell’insoddisfazione, della mancanza di pazienza, dell’ incapacità di attesa e di poca lungimiranza tipica dell’età adolescenziale,  che aveva però superato da decadi. 
Non trovava, il Signor Benetti, rifugio in alcun luogo, o riparo in alcun abbraccio, per colpa, forse, di quella cultura basata sulla ricerca spasmodica, in cui era stato cresciuto. 
Per questo, il Signor Binetti, quella mattina decise con non curanza e superficialità o forse solo con quell’infinito senso di necessità di spazio, di non ritornare a casa. 
Sì, avete capito bene, di abbandonarla: di dimenticarsene insomma!
Di ritornare nel parco giochi di quando era bambino a giocare a moscacieca. 
E lo fece, certo, giocò per qualche mese…
All’inizio vinse sempre come se il tempo gli stesse dando ragione, ma poi…lentamente iniziò a perdere sempre piu spesso giungendo di nuovo al punto di partenza. Il Signor Benetti, in pratica, fece unn circolo intorno a sé stesso, senza comprendere che invece di continuare a girare avrebbe dovuto sedersi.

Parole suggerite da Aldo Mello e racconto dedicato a un amico, che spero stia facendo la scelta giusta!
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mercoledì 6 settembre 2017

Don Chisciotte (chiave e bisbiglio)



Titolo: Don Chisciotte

Tornai a casa allo stesso orario di sempre, aprii il portone, salii le scale del palazzo e giunto alla porta, inserii delicatamente la chiave nell’instabile serratura che dovevo riparare. 
La porta si aprì dopo due tentativi con un sonoro click. Entrai, la richiusi, mi tolsi la giacca, tolsi le scarpe e… fu in quel momento che sentii una voce, un bisbiglio venire dal fondo del corridoio. 
Un brivido freddo mi salì per la schiena: vivevo da solo e nessun’altro, eccetto me, aveva le mie chiavi di casa! 
Guardai verso la porta appena richiusa, indeciso se uscire per cercare aiuto o provare a comprendere cosa o chi avesse emesso quel bisbiglio. 
Mi feci coraggio e attraversai lentamente l’intero corridoio. 
Avevo il cuore a mille! 
Passando vicino a una mensola presi un libro tra le mani per difendermi, si trattava del don Chisciotte, e mi avvicinai, tremando, al salone immerso nel buio. 
Una folata di vento arrivò sul mio viso e poi un tonfo sordo sbattè la porta che stavo per attraversare. C’era davvero qualcuno dentro? 
Strinsi forte il libro e spinsi con il piede la porta... ed eccolo li! 
Quello sciocco del mio personaggio! 
Era seduto sul divano con la pipa accesa: “Non credere che io sarò uno come quello lì!” Disse offeso, indicando il don Chisciotte, poi stizzito riprese il suo bisbiglio e io, rasserenato, carta e penna.

Parole suggerite da Chiara Cesareo
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martedì 5 settembre 2017

Acqua (asini, fortuna)


Titolo: acqua

Partiva ogni mattina alle sei.
Il sole ancora dormiva ma lei no! 
Partiva in compagnia del suo cammello, perché lì nel deserto di asini non ce n’erano. 
Partiva alla ricerca del senso della vita, e ogni giorno fortunata come poche, lo trovava. In realtà non era fortuna la sua, anzi, non lo era per niente: era sacrificio, sudore, pazienza, costanza. Era duro lavoro. Partiva alle sei ogni mattina e camminava nel deserto arido per ore in modo da poter raggiungere una piccola fonte d’acqua. Durante il suo percorso a volte, arida come il deserto, aveva voglia di cedere, di lasciar stare, di tornare indietro.. di scappare via lontano. 
Ma poi...
Quattro ore a piedi sanno distendere il cuore più confuso: il sole, il caldo, il deserto, il cammello. 
Non era sola! E altri aspettavano il suo ritorno. 
Ogni giorno, proprio quando era sul punto di scappare, arrivava sempre alla stessa conclusione: non era sola!
Così giunta alla fonte si dissetava insieme al suo compagno di viaggio, si rinfrescava e dopo aver riempito le poche giare che aveva portato con sé, ripercorreva le quattro ore di cammino che mancavano al villaggio trovando il senso nell’andare e soprattutto… nel tornare.

Parole suggerite da Giuseppe Cultrera
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domenica 3 settembre 2017

Déjà vu

Titolo: déjà vu 

Ero appena nato! Appena uscito da quell’oscuro antro liquido. 
Non avevo fatto in tempo nemmeno ad aprire gli occhi e capire dove mi trovassi, che me lo ero ritrovato davanti: bianco, sicuro, sorridente. 
“Devo dirti un segreto.” Disse. “Quando compirai un anno imparerai a camminare; parlerai a due anni e scriverai a sei. Darai il tuo primo bacio a quattordici anni e ti sposerai a ventisette. Tua madre morirà giovane ma tuo padre resterà con te a lungo. Avrai tre fratelli e i soldi sufficienti per vivere modestamente. Lavorerai di un lavoro semplice. Farai molte vacanze, ma viaggerai poco. Avrai una figlia e quello sarà il momento in cui ti innamorerai davvero e comprenderai l'importanza dell’esserci, della presenza e del senso di protezione. Vivrai in modo onesto e morirai di una morte rapida.” 
Poi fece una pausa...
“Io sarò li ad aspettarti!” 
E sparì. 
A quel punto iniziai a piangere e urlare forte: mi aveva spaventato, preoccupato, scolvolto. … 
Poi l'abbraccio morbido di mia madre e il latte caldo mi fecero dimenticare tutto... 
Oppure no?

Dedicato a chi vorrebbe conoscere la sua vita prima di averla vissuta...


sabato 2 settembre 2017

Forza (rosso, silenzio)


Titolo: forza

Una stanza vuota, in silenzio, senza rumori, senza cose, senza pensieri, senza colori.
Bianco? Nero? Rosso?
Nessun tempo, nessuna vita, niente di niente: il nulla!
Emozioni sparite!
Sparite le finestre, le tende, il letto, il divano, il sorriso.
Sparito tutto! Per sempre?
Un pavimento liscio, ruvido, dove potrebbero scivolare biglie, sogni, messaggi ma… non ce ne sono! Di messaggi, o di biglie, non ce ne sono.
Tutto così tranquillo, irreale… triste!

Sì, mi sento triste!

Triste per tutte le cose accadute, per tutte le persone, per le cose...No!
Mi sento triste per me stessa! Triste per non essere stata... Cosa pensavo? Cosa mi aspettavo? Niente!

Solo il respiro del vuoto adesso mi circonda, solo una piccolissima energia che potrebbe accendere una fiamma...se una fiamma ci fosse...

C'è?

Nessuno mi risponde!
Cerco di alzarmi, ma non c'è nessun appiglio, solo la forza dei miei muscoli...quelli sì che ci sono ancora: piccoli, sgonfi, ma… ci sono!

Mi faccio forza e alzandomi…
Vedo una candela!

Parole suggerite da Anna Marinelli
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