sabato 28 ottobre 2017

Non potevo far finta di niente...l'indipendenza (consapevolezza e collettività)


Titolo: Non potevo far finta di niente...l'indipendenza

Quella mattina la luna si svegliò di traverso.
Aveva brillato tutta la notte di luce non sua, guardando monotonamente la terra. Quella palla blu era diventata la sua unica compagna, insieme al sole, ma anche la sua carceriera. Per questo motivo, stanca di dipendere da altri e avendone ormai preso consapevolezza, la luna decise di dichiararsi indipendente: si mise il cappotto e se ne andò in giro per l’universo… 
Nessuno la rivide per lungo tempo. 
La Terra fu molto turbata da quella improvvisa decisione: le mancava la presenza della sua luce riflessa di notte, di quello spicchio crescente e, decrescente, che accompagnava il tempo. Inoltre non riusciva più a rilassare i suoi mari impazziti per la perdita lunare, cosí, stanca del buio notturno e sicura che facilmente avrebbe potuto trovare anche lei un luogo migliore in un universo tanto infinito, si allontanò dal sole, roteando nel buio tra galassie lontane. 
Vedendo questa reazione e immaginando irreali sogni indipendentisti, senza legami e sudditanza dal sole e dai cicli, anche Marte, Saturno, Mercurio e gli altri della collettività si distaccarono dal sistema solare. 

Il sole rimasto ormai solo e molto triste, vedendo che nessuno aveva compreso il suo calore, intuì rapidamente l’importanza del restare vicini, uniti, e andò a cercarli per convincerli a tornare…
Purtroppo quando li incontrò erano tutti insieme, ma dispersi all'interno di un enorme buco nero.

"Da qui", pensò il Sole, "anche volendolo, non è piu possibile tirarli fuori!"

Parole suggerite Lorenzo
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 27 ottobre 2017

Perdita di dettagli


Titolo: Perdita di dettagli

Quello che scomparse per primo fu il contorno, il dettaglio: non il colore! Il colore restó, identico in intensità e spirito. Il rosso, soprattutto lui, rimase uguale... almeno all'inizio. 
A quel tempo, molta luce o poca luce non facevano ancora differenza, perché c'era un velo che si posava sui dettagli: li copriva, li sbiancava.. 
Iniziò a concentrarsi sull’insieme, sul luogo, sull’intensita della voce, piuttosto che su puntini confusi che perdevano le loro connessioni. 
Certo, doveva allontanare la penna, il telefono, lo schermo, il foglio... Talvolta doveva avvicinarlo, ma questo cambiava poco, era il velo che riposava leggero e delicato attorno a figure, oggetti e paesaggi, e restava fermo a far compagnia.
Quando il tempo passò non solo gli angoli divennero divisi e poco nitidi, non solo loro, ma anche i volti, i numeri e le lettere iniziarono a nascondersi alla vista.
A quel punto, decise di atternersi all'udito, alle vibrazioni che un corpo emana, al movimento, al calore…
Quando il velo coprì anche i vestiti, i colori, i paesaggi, e gli alberi in lontananza potevano ormai essere confusi con lampioni spenti, chiese finalmente aiuto al tatto. Iniziò a fidarsi di quello che poteva sentire, toccare, respirare e dimenticò il resto.
Il velo lentamente avvolse tutto quello che c'era intorno, ma non la sua anima.

Era ancora capace di sentire!



lunedì 23 ottobre 2017

L'amore


"Ho sempre pensato che l’amore non fosse a tempo. Pensavo che durasse tutta la vita, che diventasse parte di te e di me: che fosse un modo di essere, di vivere, di... insieme. Eppure continuo a vedere fallimenti, persone con dubbi, mancanze, speranze, talvolta illusioni.
Nessuno che comprenda cosa voglia davvero, cosa sogni…
Non dico debba sempre funzionare, non dico debba essere facile, senza tristezza, difficoltà... 
Sì magari senza dubbi! 
Io lo mmaginavo così quando ero piccolo. 
Ora invece sembra tutto così confuso. Tutti che cercano, cercano, cercano ma proprio non capico cosa stiano cercando.
Cosa stanno cercando secondo te? 
E chissà poi se lo abbiano trovato quello che cercavano… 
Tu che dici? 
Tu li osservi sempre, li vedi passare, respirare, cambiare, pensare…ti sembra abbiano trovato quello che volevano, pur nel loro continuo variare? 
Come vorrei avere una risposta che non fosse una domanda! Chissà perché in questo mondo ci abbiano gettati così: senza foglietto illustrativo. 
...
Posso stare un pò con te e osservarli mentre passano? Magari comprendo qualcosa anch'io, magari..."

E così detto si sedette vicino a quel gatto randagio che riposava sereno sulla panchina.

sabato 21 ottobre 2017

L'incendio (sofferenza e logica)

Titolo: l'incendio

Odore acre di pelle bruciata. Crepitio straziante di alberi soffocati: grido sordo di vite perdute. 
Aria scura, calda, impenetrabile. 
Sofferenza!

Era iniziato tutto di notte, due giorni prima. Una scintilla impercettibile aveva danzato libera su un prato: dapprima seguendo le note di una musica classica, poi prendendo coraggio e sospinta dal vento, si era lasciata andare in un rock violento. 
All'inizio non l'aveva ascoltata nessuno, poi gli occhi l'avevano vista e i cuori temuta mentre la logica si era persa. 
La fuga aveva salvato qualcuno, ma molti erano rimasti intrappolati nella danza tra i due fuochi: quello sopra e quello sottoterra. 
L'acqua arrivò in ritardo, in piccole quantità, che lei era già lontana e aveva dimenticato il ritmo della danza.
Quando la prima goccia cadde nessuno ci sperava nemmeno più. Poi però le gocce lentamente crebbero, trasportate da nuvole tristi per quell'aria irrespirabile e lei, la fiamma, finalmente si assopì, addormentandosi in un nero letto di cenere. 
Quello che rimase fu morte: un cimitero in cui nemmeno gli zoombie avrebbero voluto vivere.
Al di sopra.


Al di sotto, piccoli semi e forti radici continuarono silenziosi a respirare in apnea... in attesa del cambiamento.

Parole suggerite Francesco Borsa
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 18 ottobre 2017

Lettera ai miei calzini (La, positività)


Titolo: Lettera ai miei calzini

Miei cari calzini, 
perché continuate a perdervi? 
Perché anche voi, come la mela tagliata, non andate a cercarvi tra i meandri della casa: sotto i mobili, nei i cassetti, tra i giocattoli, i libri… tra l'ordine e il disordine? 
Non sarebbe così romantico quel momento in cui, riunendovi, abbraccereste la vostra metà perduta? Perché vivere in solitudine quando siete nati in coppia e in coppia dovreste vivere? 
Pensate che vita facile sarebbe la nostra! Invece no! Preferite perdervi e vivere soli per lunghi periodi, in qualche luogo triste, quasi sempre buio e maleodorante, invece di stringervi attorno a freddi piedini bisognosi del vostro amore.... 

Miei cari calzini, 
io soffro nel vedervi vivere la vostra solitudine, nel perdere la vostra positività e mi ci metto d'impegno ogni giorno a ritrovare la metà perduta: a stanare “quello scomparso” dai luoghi più reconditi della mente. 
Durante le mie ricerche però, il dubbio che per voi non sia poi così importante mi resta, visto che non fate nulla per aiutarmi! 
Allora fatevi forza! 
Quando abbandonate quei piedi scalzi e stanchi, tenetevi per mano, non perdetevi, stringetevi forte. Girate uniti tra i vortici impetuosi della lavatrice e lottate per raggiungere insieme la stessa molletta! Ne sarete molto più felici: la vostra vita ne trarrà giovamento... e anche la mia.

Parole suggerite @thebrightside
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!


martedì 17 ottobre 2017

Al mio libro preferito (amore e passione)


Titolo: al mio libro preferito 

Le prime parole furono: "Un giorno…"
Le ultime: "Di notte!"
Nel mezzo colori, odori, sapori: immagini nitide di sentimenti condivisi. 
Ogni pagina voltata era un passo avanzato silenziosamente tra le righe dei suoni. Sfumature e sinonimi si perdevano al ritmo delle sillabe: un libro grande quanto una vita, una vita grande quanto un libro.
Lui mi stuzzicava tra i versi; io lo riconoscevo tra le virgole. Il nostro un amore ritmato al tempo di sospiri e di pensieri velati; una passione aperta senza pareti.

Quando alla fine ci incontrammo e ci unimmo sperando di non slegarci più, fu proprio quando le pagine ci lasciarono spazio e il libro venne chiuso. 
Fu quello il momento in cui ci conoscemmo: da allora non ci dimenticammo mai, o almeno io non lo dimenticai.


Parole suggerite da Simona Riccio.
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

domenica 15 ottobre 2017

Pesche (serenità e sorriso)


Titolo: Pesche

Stavo imparando a contare il tempo...ogni sua goccia!
Non era difficile bastava dividere i mesi in giorni, i giorni in ore, le ore in minuti e i minuti in sorrisi. Poi bisognava ricordare il motivo di ogni sorriso (quando se ne era trovato uno) e quella era la parte più difficile perché richiedeva memoria, molta memoria, ma la memoria quando si ha fame spesso si confonde! 
Dividendo il tempo, però, stavo imparando anche a osservare come cadono, dalle pesche appena tagliate, le gocce del loro succo: lente! 
Mentre le osservavo, ricordavo le pesche comprate al mercato con la nonna: con lei era una vita diversa, una "vita di pesche", ne compravamo ogni giorno! Solo che da quando aveva deciso di trasferirsi al piano di sopra le pesche non andava più a comprarle e io non ne mangiavo da tanto tempo...
A volte mi mancavano! 
La nonna però mi ripeteva con grande serenità: “Non avere fretta piccola mia, il tempo cambia i sorrisi. Bisogna essere pazienti e tutto si trasformerà nella tua una pesca!” 
“O in qualcosa di simile”, pensavo tra me e me sorridendo. Poi cercavo di ricordare quei sorrisi nei miei conteggi del tempo...

Parole suggerite da Marisa
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

mercoledì 11 ottobre 2017

Alla ricerca di parole (sofà e Cyrano)


Titolo: alla ricerca di parole 

In una mattina d’autunno, stanco del caldo tiepido del suo sofà, fece finalmente quello che aveva sempre sognato ma mai azzardato: entrò nel suo piccolo furgone azzurro, ormai logorato da tempo e pioggia, accese il motore e si mise in viaggio.
Aveva meditato a lungo, negli ultimi mesi, sul fatto che non avrebbe di certo incontrato un nuovo Cyrano, o una nuova Anna Karenina, né un intrepido Don Chisciotte perduti di fianco al suo caminetto. Sapeva che per volare su una scopa giocando a Quidditch, o estirpare Baobab da un pianeta sconosciuto avrebbe avuto bisogno di uscire, di viaggiare, di leggere e che solo così avrebbe potuto incontrare nuovi personaggi ancora rinchiusi tra le pagine di libri non letti e non pubblicati, ma vivi.
Accese lo stereo, dissipò i dubbi e raccolse i pensieri: questa volta chi avrebbe rubato il suo tempo, trattenuto il suo fiato e riempito la sua immaginazione?
Si mise in marcia tra le pagine scritte da mani che non aveva letto prima, pronto a sentir chiamare il suo nome probabilmente da un giglio nato da un seme fatto di parole.

Parole suggerite da Ernesto Bini
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

martedì 10 ottobre 2017

Liberazione (sole e musica)


Titolo: liberazione

Piove, fa freddo. 
Il cielo è scuro, il sole disperso. 
Le gocce bagnano i miei folti capelli ma faticano a raggiungere la pelle: solo le mani le sentono, solo loro avvertono il fredddo gelido di quell'acuqa pesante e la musica del loro cadere. 
Cerco un riparo... ma il mondo non è grande abbastanza per nasconderci tutti, non ne ha la forza! Ci costringe solo a fermarci dinnanzi al temporale e... alle nostre lacrime. 
Raggiungo un'aiuola: sporca, piccola. È recintata e al centro raccoglie un maestoso pino. 
Scavalco la piccola inferriata e mi siedo ai piedi di quell'enorme albero in gabbia...non avevo mai pensato che anche gli alberi potessero vivere cosí.
La pioggia ha ormai bagnato collo, viso e vestiti, e io resto ferma in quel piccolo rifugio nascondendo le lacrime, finché...
Guardando quella piccola cancellata una sensazione di reclusione mi colpisce forte e decido di alzarmi: scatto in piedi e vado ad abbracciare quel recinto che imprigiona me e l'albero nei nostri pensieri.
Dopo averci liberati inizio a correre finché non raggiungo la porta di casa.


Parole suggerite da Omar
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

venerdì 6 ottobre 2017

Indaco (albero, giallo)


Titolo: indaco

Il sole si adagiava all’orizzonte, le nuvole arrossivano timidamente e il cielo cambiava colore velandosi di indaco. Il riflesso formava attimi silenziosi e la prospettiva si schiariva nello spazio. 
Fu in quel momento che voltò lo sguardo verso quella pozzanghera e la osservò dall’alto, ma non vide altro che sé stesso, e ne fu deluso. Decise per questo di girargli intorno osservando le altre immagini che quella natura improvvisata creava: scorse un lampione ancora spento e un uccello che volava rapido, ma non se ne sentì soddisfatto. Si piegò quindi sulle ginocchia e la chioma d’uno spoglio albero d’autunno apparve triste.
Chiuse gli occhi, sconfortato.
Decise di sedersi su quell’asfalto freddo e sporco e gli ultimi piani di un palazzo giallo fecero capolino nella sua immagine, ma non erano nemmeno loro quello che cercava.
Si rialzò da terra e si spostò di qualche passo per poi distendersi completamente sulla strada con l’obiettivo ormai a qualche millimetro dalla pozzanghera: mise a fuoco lentamente e poi scattò.
In quello scatto c’era tutto ciò che avrebbe potuto catturare già solo alzando la testa, ma attraverso il tremore dell’acqua lo riscoprì molto più vivo.

Parole suggerite da Emilse Caggiano
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!

lunedì 2 ottobre 2017

Fumo (sigaretta e portafoglio)


Titolo: fumo

Stava per accenderla come faceva orami da anni, subito dopo il caffè, ma quel giorno decise per la prima volta che non fosse il momento.
Senza pensarci prese la sigaretta e la rimise nella tasca, vicino al portafoglio. Non se lo domandò più, anche se sentiva un certo nervosismo per quella scelta senza preavviso. Riprese il suo cammino verso l’università passando come sempre per il parco. Ammirò le foglie e i colori intensi dell’estate, passeggiò nervosamente osservando i passanti e notò, con un senso di piacere, che molti fumavano. Ogni volta che vedeva una sigaretta, istintivamente toccava la tasca dove aveva le sue, ripetendosi però “non è ancora il momento”.
Entrò attraverso l’entrata principale dell’edificio antico in cui lavorava, che conservava ancora il fascino della sua storia e rapidamente, si fece risucchiare da studenti, lezioni, ricerche, telefonate e pensieri. In pausa pranzo uscì per la solita “boccata d’aria” prima del pranzo a menù fisso, ma…non ebbe il coraggio di estrarre il pacchetto.
Non era la tosse persistente, né la paura, né la richiesta continua degli altri, era solo quella stupida domanda che, non si sa come, gli si era impiantata quella mattina nel cervello:
“Riusciresti a stare senza?”
Quella sfida con sé stesso lo accompagnò tutto il giorno, e il giorno dopo e quello dopo ancora …fin quando ormai anziano trovò finalmente la risposta.

Parole suggerite da Antonietta Casciani
Se anche tu hai voglia di inviarmi le tue 2 parole Clicca qui!