mercoledì 27 dicembre 2017

Doccia (gatto e Silvia)



L’acqua cade, ti inonda, ti avvolge.
L’aria calda, ricca di vapore, accarezza i tuoi respiri. 
Per un momento sono di nuovo me stesso sotto il getto morbido della doccia, nudo... mi sento libero. 
I capelli sono zuppi e le gocce invadono la mia faccia: riesco a distinguerle una ad una incontrarsi sulla pelle bagnata. 
Il suono dell'acqua spegne i pensieri ma crea immagini, solo immagini, ma immagini molto nitide. 
Noi due al mare. 
Noi due in salotto. 
Noi due in auto. 
Noi due al ristorante. 
Noi due… 
Io e Silvia
Per un momento mi sembra di sentirla ridere nella stanza di fianco, mi sembra di vederla girare per casa come se fosse ancora la “sua”, mi sembra... mi sembra che lei sia ancora qui, con me. 
Proprio quando la mia mente mi ha quasi convinto che questa sia la verità però, Romeo il nostro gatto inizia a grattare la porta del bagno per chiedere di entrare. 
Lui che vive nel presente, almeno lui, mi ricorda che il tempo è passato, che è cambiato e che quello sotto alla doccia sono io, nessun altro.
Io e una nuova vita da ricostruire... tra le gocce.

Parole suggerite da Silvia Gialloreto
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venerdì 22 dicembre 2017

Silenzio (paura e speranza)

Cercava da anni di superare quella paura, di diventare più forte, più sicura…
Eppure non ce la faceva!
Un dubbio restava sempre, sottile, latente, nascosto, sotto di lei, dentro di lei. Era terrorizzata dalle persone, ma non da tutte le persone, solo da quelle che "ormai non avevano più niente da perdere". Da quelli che credevano di aver perso già tutto, da quelli che pensavano non ci fosse più nessuna ragione per provare, per sperare, per sognare. 
Ne era così terrorizzata che a volte non usciva di casa per paure di incontrarli. 
Cosa avrebbe detto loro? 
Come avrebbe prevenuto uno qualsiasi dei loro gesti? 
 … 
Come avrebbe potuto aiutarli? 

Aiutarli! 
Aiutarli! 
Come avrebbe potuto sussurrargli che una speranza c’era sempre? 

Non riusciva a trovare la risposta e continuava a domandarselo. 
Come? 

E la sua paura dormiva con lei, nella notte. 
Nessuno "non dovrebbe avere più nulla da perdere"
Nessuno!

Luce.

martedì 19 dicembre 2017

lunedì 18 dicembre 2017

Luci sull'albero (pallina, luce)



Appena posizionata l’ultima pallina, giusto il tempo di voltarmi un momento e… 
Li vidi! 
Per la prima volta da quando ero bambina riuscii a vederli chiaramente! Piccoli, rapidi, con i loro cappelli illuminati: elfi! 
Arrivarono in fila e diedero luce a quell’albero addobbato ma ancora spento. Non so da dove fossero entrati, ma questa volta li avevo visti distintamente: ognuno di loro, con qualche balzo, si era andato a sedere comodamente su un ramo differente; tutti avevano però scelto la parte interna dei rami, forse per paura di essere scoperti, e tutti se ne stavano lì seduti, o magari sdraiati, per tempi lunghissimi a osservare curiosi i loro riflessi sulle palline lucide.
Li guardai a lungo ammaliata da quelle lucine viventi e felice di aver finalmente scoperto l'incanto del Natale: non era l'elettricità a tener vivo l'albero, ma un'emozione! 
Dopo poco, notai che ogni tanto alcuni elfi cambiavano di ramo, o semplicemente sgranchivano le gambe nel punto in cui si trovavano creando quell’effetto "vibrante" che sempre mi aveva affascinato da bambina. Anche adesso, come allora, rimasi lì, il più vicino possibile, e poi mi addormentai serena sul divano, sognando un brillio natalizio.

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martedì 12 dicembre 2017

Bianco e nero (Marcovaldo ed Ettore)


Si ritrovarono di nuovo l’uno di fronte all’altro: Marcovaldo sicuro sulla sua torre, ed Ettore comodamente a cavallo. 
Era una giornata di pioggia e faceva freddo. 
I due si osservarono a lungo in quella breve distanza che li divideva, ma fu Ettore a cercare di avvicinarsi per primo al rivale, per attaccarlo. Non erano mai stati amici da quando si conoscevano: era il colore che li differenziava, che li rendeva nemici.
Marcovaldo era bianco come il latte mentre Ettore era nero come il cioccolato!

In sella al suo cavallo, Ettore iniziò a saltare raggiungendo velocemente il lato in cui Marcovaldo era ancora immobile.
Visto l'avvicinamento del nemico, nonostante gli ammonimenti del re, Marcovaldo decise di muoversi a sua volta, iniziando una corsa in linea retta verso Ettore. Purtroppo non notò un piccolo pedone posizionato davanti a lui che lo costrinse a fermarsi. Ettore colse l’occasione in quell’imprevisto e si lanciò saltando vesro il palazzo del nemico:
“Scacco matto!” gridò felice.
Poi lentamente tornò alla sua casa e cosí fece Marcovaldo, entrambi pronti a riprendere una volta ancora quella sciocca guerra senza senso.

Erano anni che si scontravano e probabilmente per anni sarebbero ancora andati avanti così…

Parole suggerite da Sabrina Giussani 
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domenica 10 dicembre 2017

Retrocedere (solitudine e retrocedere)



I primi due anni furono perfetti, o almeno buoni… normali insomma.
Quando iniziò a camminare però tutto si confuse velocemente e crollò su di lui in un modo imprevedibile. 
Nessuno capì! 
Certo mentre gattonava qualche dubbio era arrivato, ma la sicurezza giunse quando posò il primo passo e… iniziò a retrocedere. Ogni impronta lasciata era in direzione opposta: andava all’indietro! Niente di male se questo fosse durato per un tempo, ma durò tutta la vita.
Camminò all’indietro per tutta la vita! 
I genitori cercarono riparo: consultarono i medici più esperti ma nessuno ebbe una soluzione per quel problema così semplice! 
Lui d’altro canto provava con tutta la forza ad andare nella direzione in cui andavano tutti…ma bastava un momento di distrazione per ritrovarsi lontano da dove voleva arrivare e da dove gli altri lo stavano aspettando. 
La solitudine lo accompagnò per anni. 
Amici di scuola più affettuosi cercarono di aspettarlo più a lungo, di accompagnarlo, e per qualche momento funzionò…ma poi si sa, il mondo corre e corre in avanti!
Lui quindi rimase indietro, ma di un indietro in movimento opposto, un indietro che si potrebbe considerare indietrissimo, così indietro che a volte rincontrò quelli che erano avanti ma nell’altro senso. 
Finché un giorno si arrese! 
Si sedette su una panchina e lì trovo la sua risposta: un cagnolino iniziò ad annusare i suoi piedi, poi gli salì in grembo e quando lui si alzò per riprendere il cammino all’inverso, il cagnolino andando avanti semplicemente lo seguì.

Parole suggerite da Giancarlo Rizzo
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lunedì 4 dicembre 2017

Angelo (torpore e rigagnolo)


Mi risvegliai al canto silenzioso di un tenero rigagnolo
Quando cercai di alzarmi però, un lieve torpore colse la mia ala destra, lo stesso dolore che mi aveva costretto a fermarmi lungo questo rio la notte precedente. Non riuscivo ancora a volare, non potevo spiccare il volo: "Costretto a vita terrena!", mi dissi. 
Iniziai a passeggiare, costeggiando la sponda, sotto la lieve pioggia che aveva iniziato a coprire il tutto. Osservai quello che avevo intorno, cercando di interpretare il motivo di quel mio cammino....perché ce n'era sempre uno!
Quando lo vidi non ebbi dubbi: un coniglietto si era avvicinato troppo all’acqua e vi era caduto dentro rischiando di affogare in quello che per lui era un fiume in piena. Saltai nell’acqua e lo raggiunsi in fretta. Lo avvolsi delicatamente tra le ali e lo riportai sulla riva vicino alla sua famiglia.
Il torpore passò immediatamente, forse grazie all’acqua del fiume, e io potetti finalmente riprendere il mio volo attorno al mondo.

Parole suggerite da Marcella Onnis
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domenica 3 dicembre 2017

Fuoritempo (vipere, briciola)


Rinchiusa in un angolo nascosto del mondo sbircio le tortore, i gatti, le vipere e i fantasmi passare. Aspetto il momento opportuno per espormi, tra i silenzi dell'alba e la stanchezza dei tramonti. Spero di non essere vista e di poter raggiungere la spiaggia ormai, o ancora, deserta ma ricca di cibo e di ricordi del giorno passato. 
La brezza marina mi accoglie come sempre irrompente e risveglia i miei pensieri per qualche momento. Poi però benevola, mi ricorda di aver poco tempo. Poco tempo per tornare alla tana, poco tempo per non essere predata, poco tempo per trovare qualcosa da portare ai piccoli. Quindi mi giro, do un ultimo respiro profondo, raccolgo ancora qualche briciola e torno al mio angolo nascosto di mondo da dove potrò osservare gli altri vivere in momenti diversi. Perché in natura è così: ognuno ha la sua parte di tempo da vivere, in un’alternanza di equilibri ordinati e semplici che non vanno sovrapposti.

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