mercoledì 10 gennaio 2018

Il pianoforte (pazienza, fiducia)


«Ripetilo un’altra volta per favore. Questa volta però più dolcemente, quasi volessi accarezzarli questi tasti e non sbatterli come matterelli impazziti!» 
Mi sorrise. 
Si mise a sedere composta, fece un lungo respiro preparatorio e ripeté la sequenza. Questa volta più delicata, più sensibile. 
Veniva a classe da pochi mesi, ma faceva porgessi incredibili che altri alunni non avevano fatto in anni. La sua era una dote naturale, che non necessitava sforzo, che con poca pratica e molta naturalezza la portava a un livello diverso: avevo molta fiducia nella sua musica. 
«Bene! Questo era quello che volevo: che dimenticassi la mia presenza e sentissi quella del pianoforte. È vicino a te tutto il tempo, ti ascolta, ti segue, e non dimenticare che ti guida anche. Con pazienza imparerai ad ascoltarlo sempre meglio: fidati! … 
Per la prossima volta per favore ripeti questa sequenza in casa almeno una volta al giorno, ma non dimenticare di lasciare un giorno libero e un giorno in cui lasciarsi trasportare dal vento…quello che porti dentro di te, come ognuno di noi, ma che nel tuo caso è fatto di tasti bianchi e neri… 
Ci vediamo la settimana prossima.»

Parole suggerite da Luca Vivan
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martedì 9 gennaio 2018

Una capra azzurra (capra e azzurra)


«Perché diavolo ti sei andata a mettere così in alto su quella roccia?!»
«Lo domandi perché non sai come sia bello qui su!»
«Certo! Peccato che tu non sappia come scendere!»
«Il cielo sembra ancora più azzurro…»
«Non dire sciocchezze, il cielo è dello stesso colore!»
«Le nuvole sembrano più grandi.. dai sali anche tu?»
«Io? Non sono mica una capra come te, non so scalare!»
«Dai che non sono poi così in alto…Guarda! Si vedono anche i tetti delle case giù in paese…Dai provaci!»
«Faresti prima a dirmi che non sai come scendere e che vuoi che venga a darti una mano…»
«Che pigro che sei, ti sto aspettando!»
Pian piano il giovane pastore si arrampicò tra le rocce e raggiunse la capra.
«Che spettacolo! È meraviglioso!»
«Te l'avevo detto!»
«Sembra che il cielo sia più…»
«Azzurro
«Sì, azzurro e le nuvole…»
«Siano più grandi!»
«E i tetti…»
«Cosa fai ripeti? Dai, che adesso dobbiamo scendere!»
Il pastore guardò in basso ed ebbe un lieve brivido di vertigine.
«Sali sulla mia schiena che ti riporto giù!» Disse allora la capra.
«Ma se non sapevi scendere?»
«Questo lo hai detto tu!»
«E allora perché mi hai chiamato?»
«Per farti vedere l'infinito! »

Parole suggerite da Pier Lorenzo
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lunedì 8 gennaio 2018

Islanda (tutto e veramente)


Non avevo voglia di dirgli la verità! 
Erano mesi che ci sentivo pesanti, noiosi, fermi, come in uno spazio senza uscite: un salone sul mare con finestre bloccate, però… 
Il fatto era che ammettere tutto e dirlo veramente ad alta voce davanti a lui e davanti a me stessa, significava renderlo reale, visibile, tangibile…e ne avevo paura. 
Paura delle conseguenze, delle discussioni, dei silenzi, degli attimi non vissuti… 
Anche se in effetti era già un po’ che non vivevo… 
Mi giravo e rigiravo tra quelle morbide coperte comprate in Islanda, il paese dove ci eravamo conosciuti, annusando la sua presenza e ascoltando i suoi respiri. 
Nella calma della stanza anche i pensieri si facevano più soffici, più accoglienti… 
Lo svegliai! 
«Devo dirti una cosa!» 
Si girò confuso cercando di capire che ore fossero. 
«Cosa? Che succede?» 
«Domattina parto per l’Islanda!» 
«Che? Sono le tre del mattino, di cosa parli?» 
«Devo andare in Islanda a ritrovarci…»

Parole suggerite da Benedetta Maria
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venerdì 5 gennaio 2018

Riflessi (noi e caffè)



Nella grande vetrata del bar che dava sulla strada potevo vedere il nostro riflesso chiaro e definito: noi due in un caffè del centro, con tavolini in mogano e divanetti in pelle scamosciata bordeaux.
Un luogo lussuoso ma sintetico, all’apparenza accogliente ma nei fatti finto, costruito a misura dei sogni di tutti.
Il nostro riflesso però, quello, aveva qualcosa di diverso: una certa luce! Colori confusi e capelli imprevedibili… posizioni scomposte, parole piccole.
Noi due seduti insieme in quel bar del centro: per la prima volta...
Mentre ci osservavo riflessi, tu mi guardavi non sapendo di non essere visto: sul tuo viso curiosità e attenzione, sul mio un tenero sorriso avvolto da lieve stanchezza.

Non so quanto a lungo restammo in quel bar, so solo che cercai di respirare ogni momento di quella nuova immagine, e senza dubbio lo facesti anche tu.
Poi d’improvviso crollasti tra le mie braccia in un sonno profondo e tranquillo. Finii lentamente il mio infuso, chiusi gli occhi qualche istante per riposare prima di rivestirci e uscire insieme in quella fredda giornata d’inverno.

Parole suggerite da Silvia Repetto
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giovedì 4 gennaio 2018

Incontri notturni (occhi, lampioni)


Colori tenui, poche auto che passano lente, lampioni accessi a riscaldare gli occhi: paesaggio notturno di una città dormiente. 
Riposano persino i piccioni a quest’ora, stanchi della loro rivalità per quelle poche briciole di pane. Finestre chiuse, persiane abbassate che lasciano passare solo piccoli cerchi di luce artificiale. 
Un cane abbaia svogliato, un altro passeggia per la sua ultima ora d’aria del giorno in compagnia di un anziano lento e rilassato. Suono lontano di televisori accese, poche parole, quasi nessuna. Nessuna! 
Sola passeggio ascoltando chiaro il suono dei miei passi. 
Controllo se ci sia qualcuno alle mie spalle, guardo avanti e osservo cauta le stradine laterali. Accelero inconsapevolmente l’andatura come per sfuggire a qualcosa, e poi… la vedo! 
Mi aspetta già da un po’ sotto al suo palazzo. 
Mi sorride, ci abbracciamo e insieme affrontiamo la notte.

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