venerdì 8 giugno 2018

National Geographic

Sfogliavo quella rivista senza pensieri, perché ero in attesa…in attesa del turno, di quel momento.
Poi, proprio mentre le mie dita sentivano il ruvido di quelle pagine lucide e gli occhi si consolavano alla vista di immagini confuse, il loro sguardo mi catturò: erano tre uomini! 
Mi osservavano con sguardo diretto, fisso: mi scrutavano. Erano vestiti con abiti folkloristici e localizzati in una qualche radura africana. Non riuscivo a girare pagina, sembrava mi avessero catturata, ma mi forzai nel farlo, per ridurre quella pressione improvvisa nella mia mente. 
Ripresi fiato per qualche istante e poi, con coraggio, tornai alla stessa immagine: quello che mi stupì, nel riosservarli, fu il fatto che i tre uomini, pur avendo gli stessi abiti e guardandomi con la stessa intensità, erano così tremendamente diversi. Mi soffermai sulle pieghe dei loro occhi, sullo spessore delle pupille, sulla luce riflessa... e d’improvviso mi sembrò così spontaneo sapere tutto di loro. Non chi fossero o cosa facessero, no! 
Di sapere come fossero. 
Scelsi istintivamente uno dei tre, sentendo chiaramente che fosse l’unico di cui mi sarei fidata e poi…chiusi la rivista perche sentii qualcuno chiamare il mio nome.

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