domenica 4 novembre 2018

vero o no?

Hai cose più vere e cose meno vere nel mondo. Per esempio i passi di mia figlia che si sveglia nel cuore della notte e viene a cercarci, per dormire in compagnia, quelli sono veri, reali: suoni tangibili. Anche il cambio dei colori dopo aver bevuto un caffè, il risveglio dei sensi che questa sostanza provoca è reale, evidente, o almeno credo. La distinzione tra salto e piccante, anche questa è una cosa certa, senza ombra di dubbio o con pochi dubbi: giusto qualcuno. Il caldo e il freddo invece non sono veri, certo sono calcolabili, ma rappresentati da numeri che non danno sempre lo stesso risultato: per vederlo basta osservare i vari modi in cui ci si veste,  in primavera, in una località balneare. Il finale di un libro non è mai reale, pochi lo leggono con la stessa immagine nella mente: per alcuni i protagonisti sono biondi, per altri bruni, per altri alti, per altri vecchi e la storia si conclude sempre con una fotografia differente. Anche l’arte non è reale. In generale chi può dire davvero, per esempio, cosa voglia raccontarvi tra le parole che sto scrivendo? Probabilmente nessuno, nemmeno io stessa. 
E io? Io sicuramente sono irreale, anche se non sempre ma a volte. Quando cucino per esempio sono molto reale, anche se non capita spesso. Quando parlo al telefono invece sono completamente irreale: racconto una percezione di fatti interpretati ogni istante in modo diverso. Quando dormo sono reale, ma quando sogno lo sono molto meno. Quando disegno linee rette su un foglio sono reale, ma quando le trasformo in righe, in parole, in racconti…non lo sono più. 

giovedì 18 ottobre 2018

Origami e rosso (origoso o rosami)



C’erano tanti colori davanti a lui: fogli di consistenza e dimensioni diverse. 
Avvicinò la sedia alla scrivania, indossò gli occhiali, perché la vista a volte si allontanava dagli occhi, prese le forbici vecchie, quelle di metallo che usava sua madre, e iniziò a ritagliare quadrati perfetti: tutti uguali, e di tutti i colori. 
Li pose ordinatamente uno sull’altro partendo dai colori più scuri per arrivare a quelli più chiari. Decise poi di iniziare con un quadrato rosso chiaro: il colore del tramonto. 
Iniziò a piegare gli angoli, a disegnare diagonali di carta e figure geometriche precise: un origami che terminò, nel giro di poche pieghe, nel profumo di un giglio. 
Una volta finito lo pose davanti a sé disteso sulla sua scrivania e, prima di iniziare un nuovo colore, chiuse gli occhi.

domenica 14 ottobre 2018

Catenina e rubinetto (catenetto o rubinina)

Una goccia cade sonora, rimbalzando tra il bianco della porcellana e il metallo della piletta. 
Un “TIC” deciso rimbomba in tutto l’ambiente. 
“Il rubinetto perde ancora, non riesco a dormire!” Grida una donna da una stanza adiacente al bagno.
“Ho provato ad aggiustarlo ma non ci riesco! Bisogna chiamare l’idraulico. Domattina lo faccio.” Grida la voce di un’altra donna proveniente da un’ulteriore stanza.
“Comunque se metti il tappo, il suono si attenua.” Aggiunge.
“Ok!” Risponde la prima donna.
TIC
Aspetta un momento: alzarsi dal letto di notte le pesa enormemente. 
TIC
Cerca di non ascoltarlo: distrae i pensieri. 
TIC
Chiude gli occhi e si concentra sul sonno
TIC
Aspetta ancora un momento.
TIC
Cerca di resistere.
TIC
Scopre le gambe e scende dal letto.
TIC
Arriva in bagno nel buio: non accende la luce!
TIC
Muove il rubinetto sperando in un miracolo.
TIC
Nel buio trova, tastando con le mani, la catenina e la segue con le dita per raggiungere il tappo. Lo schiaccia con forza per coprire lo scarico e toglie la mano.
TOC
Un suono soffice, viene prodotto dall’incontro dell’acqua con la plastica nera che ne frena la caduta  libera verso la ceramica bianca.
TOC
La donna torna a letto.
TOC
Soave, ma presente.
TOC
Chiude gli occhi.
TOC
Tira su le coperte.
TOC
Scopre i piedi.
TOC
Lascia andare i pensieri in quel suono ovattato.
TOC
Dorme.

martedì 11 settembre 2018

Immagine (piano e salotto = pianotto)

Una stanza buia con le luci spente. 
Qualcuno entra, lasciando piccoli raggi invadere un pianoforte disteso nel salotto, solo e silenzioso. Lentamente le finestre vengono spalancate e la luce diventa così intensa da essere giorno in ogni angolo. Molte ombre ma non c’è più oscurità.
Qualcuno si siede allo sgabello e inizia a toccare quei tasti, risvegliandoli dal loro riposo. 
Il suono pervade la luce, la luce pervade il luogo. 
Una voce inizia a seguire la melodia creata tra pensieri seri e parole di speranza, sogno, irrealtà. 
Qualcuno immagina, e immagina un futuro che non sa costruire se non col suono delle sue stesse parole e di quel pianoforte che, in una stanza illuminata, sta disegnando il tempo. 


Dedicato a questo video così semplice, ma che mi piace tanto.
https://www.youtube.com/watch?v=YkgkThdzX-8

martedì 21 agosto 2018

Fine delle vacanze



Tocco terra con un piede dopo un lungo viaggio e non so più se la terra sia sotto le scarpe o dentro di me. Il corpo oscilla, come se fosse ancora sospinto dal movimento: un mal di terra che colpisce più i pensieri che lo stomaco. 
Sono a casa e non lo ero prima? O ero a casa e questa non lo è?
Una staticità che mi rassicura ma che mi spaventa. 
Muovo i piedi, distesa nel letto, chiudo gli occhi e...
sì sono ancora in viaggio.

domenica 15 luglio 2018

La signora Matilde

La signora Matilde arrivò su quel lago per caso. Passeggiava tranquilla lungo il sentiero che partiva da quell’hotel in cui si era rifugiata per una vacanza di pace: lontana dal suono, dal vento del suo paese e soprattutto dai pensieri (anche se questi non l’abbandonavano in tutti i casi). 
Il sentiero, le avevano detto all’hotel, era lungo circa due kilometri, e di certo non ne aveva percorso nemmeno uno quando l’acqua attirò la sua attenzione. 
Faceva caldo, il suo cappellino la riparava dal sole, ma non il sufficiente da renderla impermeabile alla temperatura. Osservò il paesaggio intorno dall’angolo destro a quello sinistro: nessun essere umano. Molti uccelli però sorvolavano il cielo, e farfalle e libellule abbellivano la riva su cui la signora Matilde si trovava. 
Quasi senza pensare fece per andar via e riprendere il cammino lasciato, ma appena diede le spalle all’acqua, il lago la chiamò. Per qualche momento pensò di non dover ascoltarlo: non aveva un costume da bagno, non nuotava da anni e non sapeva quanto l’acqua fosse profonda…Insomma troppe incognite, troppi imprevisti per una persona organizzata come lei! Ma poi non resistette e si voltò a guardalo. 
L’acqua era così tranquilla. Cercando di non pensare si slacciò le scarpe: “almeno per provare la temperatura”, si disse. 
Era inaspettatamente calda, più calda dei suoi pensieri, e fu per questo che decise di accogliere quel silenzio, di immergersi in quel silenzio. 
Sola arrivò fino a che l’acqua le toccò il collo, poi, lentamente, abbandonò la riva e si fece coccolare dal rumore della natura che le oscurò i pensieri, le perfezioni e imperfezioni, il controllo del mondo, del tempo. 
Chiuse gli occhi, respirò profondamente e quando li riaprì la vide sorriderle: la felicità l’aveva finalmente raggiunta. 

venerdì 22 giugno 2018

La luce rossa

Le nuvole coprivano l’azzurro del cielo: lo sbiadivano. La luce all’interno dell’abitazione di fronte era  molto intensa: forse per quell’assenza di blu. 
Una lampadina rossa, calda, color del tramonto, irradiava le finestre vicine…e anche la mia! 
Io ero seduto lì, in attesa che calasse il vento, in attesa del tempo che sfiorisse e di quell’ultimo saluto. Osservavo quella luce rossa e sognavo cammini assonnati, mentre i tuoi respiri regolari e soffici, diventavano sottili…
Gli occhi non vedevano altro che quella lampadina rossa così diversa…diversa nel suo creare una realtà finta o per lo meno inaspettata. 
Tu respiravi piano, con calma: prendevi tempo. 
Io non riuscivo a guardarti, ti ascoltavo, ma non ti vedevo. 
Poi la luce rossa si spense, forse per stanchezza, forse per noia, per insicurezza…
Non so perché si spense, ma io restai fermo a fissarla senza voltarmi, senza guardarti, e senza mostrare al tuo corpo, ormai altrove, le lacrime.  

martedì 19 giugno 2018

Aquarius




Il coniglio aveva il pelo grigio chiaro, lo si intravedeva bene anche lì, nella penombra. Il suo muso era piccolo e delineava un nasino morbido rosa pallido. Le orecchie erano lunghe, quasi sproporzionate, e raggiungevano le braccia distese ai lati di quella pancia soffice. Le due gambette, penzolanti, erano le uniche ad accarezzare, in quel momento, il suo braccio di bimba. 
Quel coniglio aveva sempre dormito con lei, accompagnato i suoi sogni e i suoi incubi nascosto tra sonni delicati. Lei non lo dimenticava mai: in nessuna notte, in nessuna casa, in nessun letto. 
La morbidezza del pelo, l’espressione serena sul suo volto, erano per lei casa e famiglia. 
Anche adesso! 
Anche in questa nuova notte strana. 
Anche ora che il tetto sopra di lei era diventato più grande. 
Anche oggi che quel viaggio era finito, e che finalmente era arrivata dall’altra parte del mondo.

domenica 10 giugno 2018

Dipinto di parole n 7

La sabbia era compatta, omogenea, pronta all' arrivo della pioggia imminente. 
Tutto di lì a poco sarebbe cambiato: quei pochi passi, quelle poche orme lasciate tra e granelli, anche loro sarebbero scomparsi, sarebbero stati cancellati, spazzati via da quel cielo scuro e inquietante. 
Eppure in quel momento di attesa, un piccolo spazio, creato dal vento, lasciava ancora filtrare timidi raggi di sole e illuminare un mare tranquillo, senza onde, in riposo. 

Che stesse davvero arrivando una tormenta? 
Che fosse davvero la fine della tranquillità?

Pensieri sparsi nati guardando la foto fatta da un'amica.

venerdì 8 giugno 2018

National Geographic

Sfogliavo quella rivista senza pensieri, perché ero in attesa…in attesa del turno, di quel momento.
Poi, proprio mentre le mie dita sentivano il ruvido di quelle pagine lucide e gli occhi si consolavano alla vista di immagini confuse, il loro sguardo mi catturò: erano tre uomini! 
Mi osservavano con sguardo diretto, fisso: mi scrutavano. Erano vestiti con abiti folkloristici e localizzati in una qualche radura africana. Non riuscivo a girare pagina, sembrava mi avessero catturata, ma mi forzai nel farlo, per ridurre quella pressione improvvisa nella mia mente. 
Ripresi fiato per qualche istante e poi, con coraggio, tornai alla stessa immagine: quello che mi stupì, nel riosservarli, fu il fatto che i tre uomini, pur avendo gli stessi abiti e guardandomi con la stessa intensità, erano così tremendamente diversi. Mi soffermai sulle pieghe dei loro occhi, sullo spessore delle pupille, sulla luce riflessa... e d’improvviso mi sembrò così spontaneo sapere tutto di loro. Non chi fossero o cosa facessero, no! 
Di sapere come fossero. 
Scelsi istintivamente uno dei tre, sentendo chiaramente che fosse l’unico di cui mi sarei fidata e poi…chiusi la rivista perche sentii qualcuno chiamare il mio nome.