venerdì 29 settembre 2017

Fallimento (angoscia e prigione)


Titolo: fallimento

Sentiva caldo in quella mattina d’autunno. Le foglie cadevano, e lui come loro, avrebbe voluto lasciarsi andare, scivolare via, per rifuggire quel senso di angoscia e insofferenza che lo tormentava da mesi. I suoi pensieri erano rinchiusi, carcerati in circoli viziosi che non gli permettevano di uscire da quella prigione di fissazioni che viveva della sua mente. 

Giallo - bianco - Giallo – verde – bianco. 

Rallentò il nodo alla cravatta, aprì la finestra dell’ufficio, spense lo schermo del computer e chiuse gli occhi. 
Stette così, fermo, per qualche istante e poi li riaprì. 
Niente! 
Non riusciva a vedere altro attorno a sé se non il suo fallimento, l’idea, ormai fatto, della fine della sua compagnia e di quel progetto, nonostante in realtà lo avesse odiato da sempre. 

Fallimento, fallimento, fallimento!

Continuava a scervellarsi per ricercare l’errore: come erano arrivati a quel punto e perché non era stato in grado di salvare una compagnia che si stava sgretolando tra le sue mani? Cercava la risposta nella fine, senza invece chiedersi perché avesse iniziato a lavorarci, prendendo le redini di un’azienda in cui di suo c'era solo il nome (o meglio il cognome). 

Toc Toc 

Ma fu fortunato! La fortuna fu che quel giorno la sua anima bussò alla sua porta: ormai stanca di essere messa da parte, aveva infatti deciso di parlargli e lui finalmente si lasciò persuadere ad acoltarla e…
il fallimento divenne strada...

Parole suggerite da Salvatore Massimo Fazio
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