martedì 20 novembre 2018

Brain training prima di andare a dormire...



Esercizio n 1
Sette per cinque per due meno venti più quindici, il tutto alla seconda e diviso per quattro virgola tre per la radice quadrata di dodici virgola cinque.

Esercizio n 2
Calcola l'angolo sotteso da un cerchio di diametro di ventisette centimetri, irregolarmente modificato da un soffio di vento che si muove alla velocità di cinque metri al secondo. Sapendo che il raggio di sole che lo raggiunge è poco percettibile e che la forza dello sforzo fatto nell'interpretarlo e calcolarlo è maggiore di quella che ci tiene con i piedi saldi per terra.

Esercizio n 3
Un uomo compra tante mele ma meno di quelle che avrebbe voluto, e soprattutto molto meno di quelle che sarebbero necessarie perché il mondo intero ne potesse avere una per merenda oggi pomeriggio. Sapendo che l'imballaggio di plastica che avvolge ogni mela riempirà lo stomaco di cinque balene e diventerà braccialetto permanente per sette tartarughe, calcola il numero di bambini che pianteranno un albero nei prossimi dieci anni e di telefonini venduti al secondo.

Esercizio n 4
Prendi un foglio a righe. Pensa al compagno di classe che stimi di meno, che non ti piace, che proprio non riesci a comprendere e integrare nei tuoi pensieri. Ora scrivi in colonna, numerandole da uno a dieci, le cose di lui che ti piacciono meno di tutte.
Fai con calma, prenditi qualche minuto e pensa bene a quello che scegli.
Sii sincero!

Ora che hai tutte le risposte, rileggi le soluzioni che hai scritto per ogni esercizio e vedi cosa hai capito di te stesso...



domenica 4 novembre 2018

vero o no?

Hai cose più vere, e cose meno vere nel mondo: per esempio i passi di mia figlia che si sveglia nel cuore della notte e viene a cercarci per dormire in compagnia: quelli sono veri, sono reali, suoni tangibili. Anche il cambio dei colori dopo aver bevuto un caffè, il risveglio dei sensi che questa sostanza provoca è reale, evidente, o almeno credo. 
La distinzione tra salato e piccante, anche questa è una cosa certa, senza ombra di dubbio o con pochi dubbi: giusto qualcuno. Il caldo e il freddo invece non sono reali, certo sono calcolabili, ma rappresentati da numeri che non danno sempre lo stesso risultato: per vederlo basta osservare i modi in cui ci si veste,  in primavera, in una località balneare. 
Il finale di un libro invece non è mai reale, infatti pochi lo leggono con la stessa immagine nella mente: per alcuni i protagonisti sono biondi, per altri bruni, per altri alti, per altri vecchi e la storia si conclude sempre con un fotogramma differente. Anche l’arte non è reale. In generale chi può dire davvero, per esempio, cosa voglia raccontarvi tra le parole che sto scrivendo? 
Probabilmente nessuno, nemmeno io stessa. 
E io? Io sicuramente sono irreale, anche se non sempre ma solo a volte: quando cucino per esempio sono molto reale, anche se non capita spesso; quando parlo al telefono invece sono completamente irreale: racconto una percezione di fatti interpretati ogni istante in modo diverso. Quando dormo sono reale, ma quando sogno lo sono molto meno. Quando disegno linee rette su un foglio sono reale, ma quando le trasformo in curve, in parole, in racconti…non lo sono più. 

giovedì 18 ottobre 2018

Origami e rosso (origoso o rosami)



C’erano tanti colori davanti a lui: fogli di consistenza e dimensioni diverse. 
Avvicinò la sedia alla scrivania, indossò gli occhiali, perché la vista a volte si allontanava dagli occhi, prese le forbici vecchie, quelle di metallo che usava sua madre, e iniziò a ritagliare quadrati perfetti: tutti uguali, e di tutti i colori. 
Li pose ordinatamente uno sull’altro partendo dai colori più scuri per arrivare a quelli più chiari. Decise poi di iniziare con un quadrato rosso chiaro: il colore del tramonto. 
Iniziò a piegare gli angoli, a disegnare diagonali di carta e figure geometriche precise: un origami che terminò, nel giro di poche pieghe, nel profumo di un giglio. 
Una volta finito lo pose davanti a sé disteso sulla sua scrivania e, prima di iniziare un nuovo colore, chiuse gli occhi.

domenica 14 ottobre 2018

Catenina e rubinetto (catenetto o rubinina)

Una goccia cade sonora, rimbalzando tra il bianco della porcellana e il metallo della piletta. 
Un “TIC” deciso rimbomba in tutto l’ambiente. 
“Il rubinetto perde ancora, non riesco a dormire!” Grida una donna da una stanza adiacente al bagno.
“Ho provato ad aggiustarlo ma non ci riesco! Bisogna chiamare l’idraulico. Domattina lo faccio.” Grida la voce di un’altra donna proveniente da un’ulteriore stanza.
“Comunque se metti il tappo, il suono si attenua.” Aggiunge.
“Ok!” Risponde la prima donna.
TIC
Aspetta un momento: alzarsi dal letto di notte le pesa enormemente. 
TIC
Cerca di non ascoltarlo: distrae i pensieri. 
TIC
Chiude gli occhi e si concentra sul sonno
TIC
Aspetta ancora un momento.
TIC
Cerca di resistere.
TIC
Scopre le gambe e scende dal letto.
TIC
Arriva in bagno nel buio: non accende la luce!
TIC
Muove il rubinetto sperando in un miracolo.
TIC
Nel buio trova, tastando con le mani, la catenina e la segue con le dita per raggiungere il tappo. Lo schiaccia con forza per coprire lo scarico e toglie la mano.
TOC
Un suono soffice, viene prodotto dall’incontro dell’acqua con la plastica nera che ne frena la caduta  libera verso la ceramica bianca.
TOC
La donna torna a letto.
TOC
Soave, ma presente.
TOC
Chiude gli occhi.
TOC
Tira su le coperte.
TOC
Scopre i piedi.
TOC
Lascia andare i pensieri in quel suono ovattato.
TOC
Dorme.

martedì 11 settembre 2018

Immagine (piano e salotto = pianotto)

Una stanza buia con le luci spente. 
Qualcuno entra, lasciando piccoli raggi invadere un pianoforte disteso nel salotto, solo e silenzioso. Lentamente le finestre vengono spalancate e la luce diventa così intensa da essere giorno in ogni angolo. Molte ombre ma non c’è più oscurità.
Qualcuno si siede allo sgabello e inizia a toccare quei tasti, risvegliandoli dal loro riposo. 
Il suono pervade la luce, la luce pervade il luogo. 
Una voce inizia a seguire la melodia creata tra pensieri seri e parole di speranza, sogno, irrealtà. 
Qualcuno immagina, e immagina un futuro che non sa costruire se non col suono delle sue stesse parole e di quel pianoforte che, in una stanza illuminata, sta disegnando il tempo. 


Dedicato a questo video così semplice, ma che mi piace tanto.
https://www.youtube.com/watch?v=YkgkThdzX-8

martedì 21 agosto 2018

Fine delle vacanze



Tocco terra con un piede dopo un lungo viaggio e non so più se la terra sia sotto le scarpe o dentro di me. Il corpo oscilla, come se fosse ancora sospinto dal movimento: un mal di terra che colpisce più i pensieri che lo stomaco. 
Sono a casa e non lo ero prima? O ero a casa e questa non lo è?
Una staticità che mi rassicura ma che mi spaventa. 
Muovo i piedi, distesa nel letto, chiudo gli occhi e...
sì sono ancora in viaggio.

domenica 15 luglio 2018

La signora Matilde

La signora Matilde arrivò su quel lago per caso. Passeggiava tranquilla lungo il sentiero che partiva dall’hotel in cui si era rifugiata per una vacanza di pace: lontana dal suono, dal vento del suo paese e soprattutto dai pensieri (anche se questi non l’abbandonavano in tutti i casi). 
Il sentiero, le avevano detto all’hotel, era lungo circa due kilometri, e di certo non ne aveva percorso nemmeno uno quando l’acqua attirò la sua attenzione. 
Faceva caldo, il suo cappellino la riparava dal sole, ma non il sufficiente da renderla impermeabile alla temperatura. Osservò il paesaggio intorno dall’angolo destro a quello sinistro: nessun essere umano. Molti uccelli però sorvolavano il cielo, e farfalle e libellule abbellivano la riva su cui la signora Matilde si trovava. 
Quasi senza pensare fece per andar via e riprendere il cammino lasciato, ma appena diede le spalle all’acqua, il lago la chiamò. Per qualche momento pensò di non dover ascoltarlo: non aveva un costume da bagno, non nuotava da anni e non sapeva quanto l’acqua fosse profonda…Insomma troppe incognite, troppi imprevisti per una persona organizzata come lei! Ma poi non resistette e si voltò a guardalo. 
L’acqua era così tranquilla. Cercando di non pensare si slacciò le scarpe: “almeno per provare la temperatura”, si disse. 
Era inaspettatamente calda, più calda dei suoi pensieri, e fu per questo che decise di accogliere quel silenzio, di immergersi in quel silenzio. 
Sola arrivò fino a che l’acqua le toccò il collo, poi, lentamente, abbandonò la riva e si fece coccolare dal rumore della natura che le oscurò i pensieri, le perfezioni e imperfezioni, il controllo del mondo, del tempo. 
Chiuse gli occhi, respirò profondamente e quando li riaprì la vide sorriderle: la felicità l’aveva finalmente raggiunta. 

venerdì 22 giugno 2018

La luce rossa

Le nuvole coprivano l’azzurro del cielo: lo sbiadivano. La luce all’interno dell’abitazione di fronte era  molto intensa: forse per quell’assenza di blu. 
Una lampadina rossa, calda, color del tramonto, irradiava le finestre vicine…e anche la mia! 
Io ero seduto lì, in attesa che calasse il vento, in attesa del tempo che sfiorisse e di quell’ultimo saluto. Osservavo quella luce rossa e sognavo cammini assonnati, mentre i tuoi respiri regolari e soffici, diventavano sottili…
Gli occhi non vedevano altro che quella lampadina rossa così diversa…diversa nel suo creare una realtà finta o per lo meno inaspettata. 
Tu respiravi piano, con calma: prendevi tempo. 
Io non riuscivo a guardarti, ti ascoltavo, ma non ti vedevo. 
Poi la luce rossa si spense, forse per stanchezza, forse per noia, per insicurezza…
Non so perché si spense, ma io restai fermo a fissarla senza voltarmi, senza guardarti, e senza mostrare al tuo corpo, ormai altrove, le lacrime.  

martedì 19 giugno 2018

Aquarius




Il coniglio aveva il pelo grigio chiaro, lo si intravedeva bene anche lì, nella penombra. Il suo muso era piccolo e delineava un nasino morbido rosa pallido. Le orecchie erano lunghe, quasi sproporzionate, e raggiungevano le braccia distese ai lati di quella pancia soffice. Le due gambette, penzolanti, erano le uniche ad accarezzare, in quel momento, il suo braccio di bimba. 
Quel coniglio aveva sempre dormito con lei, accompagnato i suoi sogni e i suoi incubi nascosto tra sonni delicati. Lei non lo dimenticava mai: in nessuna notte, in nessuna casa, in nessun letto. 
La morbidezza del pelo, l’espressione serena sul suo volto, erano per lei casa e famiglia. 
Anche adesso! 
Anche in questa nuova notte strana. 
Anche ora che il tetto sopra di lei era diventato più grande. 
Anche oggi che quel viaggio era finito, e che finalmente era arrivata dall’altra parte del mondo.

domenica 10 giugno 2018

Dipinto di parole n 7

La sabbia era compatta, omogenea, pronta all' arrivo della pioggia imminente. 
Tutto di lì a poco sarebbe cambiato: quei pochi passi, quelle poche orme lasciate tra e granelli, anche loro sarebbero scomparsi, sarebbero stati cancellati, spazzati via da quel cielo scuro e inquietante. 
Eppure in quel momento di attesa, un piccolo spazio, creato dal vento, lasciava ancora filtrare timidi raggi di sole e illuminare un mare tranquillo, senza onde, in riposo. 

Che stesse davvero arrivando una tormenta? 
Che fosse davvero la fine della tranquillità?

Pensieri sparsi nati guardando la foto fatta da un'amica.

venerdì 8 giugno 2018

National Geographic

Sfogliavo quella rivista senza pensieri, perché ero in attesa…in attesa del turno, di quel momento.
Poi, proprio mentre le mie dita sentivano il ruvido di quelle pagine lucide e gli occhi si consolavano alla vista di immagini confuse, il loro sguardo mi catturò: erano tre uomini! 
Mi osservavano con sguardo diretto, fisso: mi scrutavano. Erano vestiti con abiti folkloristici e localizzati in una qualche radura africana. Non riuscivo a girare pagina, sembrava mi avessero catturata, ma mi forzai nel farlo, per ridurre quella pressione improvvisa nella mia mente. 
Ripresi fiato per qualche istante e poi, con coraggio, tornai alla stessa immagine: quello che mi stupì, nel riosservarli, fu il fatto che i tre uomini, pur avendo gli stessi abiti e guardandomi con la stessa intensità, erano così tremendamente diversi. Mi soffermai sulle pieghe dei loro occhi, sullo spessore delle pupille, sulla luce riflessa... e d’improvviso mi sembrò così spontaneo sapere tutto di loro. Non chi fossero o cosa facessero, no! 
Di sapere come fossero. 
Scelsi istintivamente uno dei tre, sentendo chiaramente che fosse l’unico di cui mi sarei fidata e poi…chiusi la rivista perche sentii qualcuno chiamare il mio nome.

sabato 2 giugno 2018

Tu...preparandosi per gli Haiku

Tu sei…rotto,
tu sei intero
sei alto
sei basso…
tu sei giallo
verde
hai capelli lunghi
lunghi
corti
corti
tu sei solo
solo
tu sei raro
raro
unico
banale
conosciuto
improvvisato
inesistito
tu sei grosso
grasso
grezzo
magro 
acre
dolce
salato
tu sei sempre
non sei mai
sei
non sei
tenti
cambi
cerchi 
trovi
perdi
deciso
indeciso
scelto
sicuro
insicuro
attento
disattento
tu
tu
tu

la linea è libera
continua a parlare!

mercoledì 30 maggio 2018

Scrittura sgrammaticata di 3 minuti in una notte di primavera

Prendo il foglio e la penna, ah no, premo tasti a caso o quasi di una tastiera…l’effetoo non è lo stesso di quello di scrivere con l’inchistro…certo le mani mi fanno male lo stesso perché cercano disperate di restare indeitro ai miei pensieri, ma la penna…ha un sapore diverso, jun odore diverso e poi tutti questi puntini…con la penna non li metto ma col computer… Sarà un problema di foglio, non mi piace il foglio bianco con poca punteggiatura, problema di punti di vista immagino. E poi le correzioni a mano faccio meno errori e non li correggo, mentre al computer correggo in continuazione, quasi una sorta di necssita di perfezione…la presenza del t9 dell’autocorrettore sembra non lasciare spazio a pensei confusi e scritte sgrammaticate. Eppure guardo i tasti, li sfioro delicatamente per provarne il battito…e fa poca differenza, sento i miei pensieri imprimersi da qualche parte, che sia un foglio o uno schermo la mia anima si libera, urla, si esprime e io torno a letto, o meglio sono gia nel letto, libera da pensieri notturni e con gli occhi pieni di sogni…

lunedì 28 maggio 2018

Immerso

Immerso tra le onde, le attraverso con lo sguardo: l’acqua intorno a me vibra, galleggia, si sposta, ritorna. Chiudo gli occhi, trattengo il respiro, vado più a fondo e vengo avvolto da emozioni forti, da paure, dal vortice. Riemergo, respiro, osservo un momento la luce del cielo…poi l’acqua confusa mi risommerge, sommergendo anche i miei pensieri. 
Quando riesco a riaprire gli occhi di nuovo, vedo un’immagine instabile, ovattata, a tratti opaca: la sabbia si è ormai alzata dal fondo e ricopre l’intero scenario. 
Riemergo, riaffondo, respiro, trattengo il fiato. 
Cerco di restar fermo in questo continuo movimento… 
Non ci riesco! 
Mi abbandono quindi alla forza del vento, delle correnti e…
Mi riportano a riva col fiato corto e gli occhi offuscati. 

martedì 22 maggio 2018

Dipinto di parole n 6


Schizzi di luce riflessi su uno sfondo azzurro. Forme geometriche astratte e impossibili, rinchiuse e trasformate dal vento, dall’aria e dalla sua assenza! Si uniscono tra loro, strutturano figure ancora più improbabili... poi si separano, trasportando con sé un sogno, un’immagine, una distorsione. 
Siamo sott’acqua? Galleggiamo? Voliamo? Creiamo?
E invece...
Bolle!
Semplicemente bolle! Grandi, piccole, rotonde, confuse, emozionate, stupite…stupide! 
Stupide, stupide, stupide bolle, che creano meravigliose prospettive per poi cancellarle, disperderle,  distruggerle nell’azzurro che le circonda. 
Stupidi, stupidi attimi! 
Insensati! 
Pieni di vita!


Dipinto di parole dedicato all'immagine inviata da @saracappiello.  
Non dimenticate di inviarmi anche le vostre immagini!

lunedì 21 maggio 2018

Oggi

Il ronzio del frigorifero che, seppur stanco, non smette di lavorare. 
La luce fioca di una lampada da cucina. 
Un tavolo pieno di appunti, pensieri e parole rubate al vento. 
Calzini e biancheria da riordinare, un pupazzo disteso sognante, e solo. 
Odore di fine giornata. 
Respiri rilassati in attesa di un sonno tranquillo. 
Un cane che abbaia per strada; un'auto che passa veloce. 
Il battito lento delle lancette. 
Ricordi delle cose fatte, appunti sulle che cose da fare. 
Momento critico di valutazione del tempo: come è stato speso? Gli è stata dedicata l'intensità che avrebbe meritato... che meriteremmo? 
Valanghe di parole dipinte: colori accesi e colori morti. 
Intanto continua il ticchettio e gli occhi si rilassano, chiudono lo schermo, spengono la luce, e si lasciano cullare tra il "ieri" e il "domani"... 

mercoledì 16 maggio 2018

Dipinto di parole n 5



Una cupola d’oro riflette il brillio del sole illuminando, ancor di più, una moschea color verde-azzurro, frequentata da fedeli e turisti che contemplano la sua bellezza, riparati dell’ombra di quattro portici in marmo. 
Uno stormo di uccelli passeggia, incontrandosi in un cielo azzurro velato da nuvole timide. 
Gli alberi riposano gli uni all’ombra degli altri, cercando momenti di tregua in una calda giornata primaverile. 
Poco distante da questa struttura luminosa, quasi nascosti dall’ombra delle foglie, due bambini giocano a rincorrersi sorvegliati da una figura invisibili. Di fronte a loro una struttura rotonda, circondata da inferriate verde-oro, che rinchiude una fontana a forma calice. Tutto intorno sporgono, fuori dalla cancellata, piccolo rubinetti disposti a distanze regolari l’uno dall’altro, color oro brillante  consumato dal tempo e dall’uso. Ai loro piedi poltrone in marmo rosa si dispongono anch’esse in modo regolare attorno alla struttura. 
Tutte rosa, tutte ferme, immobili, a osservare una fontana in gabbia…
Tutte rosa, tranne…

Dedicato alla foto inviata da @andrealecchi.
Inviami anche tu una tua foto perchè possa trasformarla in un dipinto di parole.

martedì 1 maggio 2018

Dipinto di parole n 4



Una tutina rosa decorata con stelline e uccellini fucsia. Un piccolo fiocchetto vicino al suo cuore e una bimba con il viso sazio, rilassato, che giace tra le braccia di una donna. La bocca piccola, dettagliata, aperta forse per sussurrare un pensiero. Il naso regolare tra due occhi grandi, socchiusi per la profondità della luce di fronte a lei. Distesa in un abbraccio, osserva il mondo che le si presenta davanti, ma non se ne preoccupa perché qualcuno se ne sta prendendo cura al posto suo, qualcuno la sta sorvegliando, proteggendo, permettendole di guardarlo…Così come dovrebbe accadere a tutti noi.

Dalla foto inviata da Silvia...Vi ricordo di inviarmi le vostre foto! 

giovedì 26 aprile 2018

Dipinto di parole n 3 Una cipolla in cucina






Un’ombra sinuosa si disegnava sul muro: che fosse una ballerina, una mano o una cipolla lo si sarebbe compreso solo dall’osservare l’oggetto che quell’ombra la proiettava. 
In una cucina, illuminata da luce artificiale, in una notte d'estate, l’arancione del catafillo contrastava il verde del germoglio, che, prepotente, creava la sua strada. Forse stimolato dalla presenza di acqua nel bicchiere che lo accoglieva; forse stimolato dal suono muto creato da note musicali di plastica aggrappate a quella mensola, la stessa dove si trovava anche lui… 
Odore intenso, profumo complesso di foglie d’alloro avvolte in un filtro di plastica: una cena stava iniziando… per questo nessuno apriva quella finestra!

Dipinto di parole dedicato ad Andrius Pojavis (chi altri poteva inviare una foto così?) 
Aspetto le vostre immagini! 

lunedì 23 aprile 2018

Dipinto di parole n 2



Una giornata di sole intenso: le montagne riposano sullo sfondo bagnate da una morbida luce. Una strada pedonale effervescente con piccoli pensieri dispersi. Una donna di spalle aspetta, seduta su una panchina, l’arrivo del marito; una coppia di colleghi commenta divertita uno strano episodio successo la mattina; un uomo parcheggia il motorino vicino a una bicicletta e si sente confuso; qualcuno entra in un bar, e qualcun altro vaga senza direzione tra le luci e le ombre create dal cielo limpido.
Un vestito bianco, lungo, soffice, avvolge una donna che sorride mentre sorregge la sua emozione in un mazzo di fiori, bianco anche questo. Un completo scuro racchiude un uomo: anche lui sorride, confuso dal peso delle proprie emozioni. 
Mani si cercano e... occhi si incontrano.  

Foto inviata da Amelia Duraccio

venerdì 20 aprile 2018

Dipinto di parole n 1 La partenza


Il sole si è alzato svogliatamente nel cielo stamattina. Filtra fioco tra trami infreddoliti. 
La notte non ha concesso tregua a nessuno con la sua nevicata abbondante, e tutto adesso è ricoperto di un bianco freddo, anche il cuore. 
Gli alberi, alti e sottili, sono appesantiti da fiocchi congelati: le foglie soccombono al freddo! 
La casa in legno, in fondo al viale alberato, ha le porte chiuse e il tetto ricoperto da neve ammassata. Sembra non esserci nessuno all’interno: sembra essere vuota! 
Come i pensieri. 
Fuori, lungo il sentiero, i segni di auto passate da poco, un cane, il suo cane, che la osserva entrare in quel furgone rosso. Lui è lì che la fissa insistente, nella speranza che lei ci ripensi. 
Vicino a lui due figure nascosti dai fusti degli alberi la guardano a loro volta. 
Quel furgoncino rosso, la partenza… 
Una partenza che non prevede ritorno.

Immagine concessa da Luca Merola

sabato 14 aprile 2018

Cultura (felicità e serenità)

Intrecci di parole e pensieri che nascono e finiscono tra strade fiorite. 
Incontri fortuiti, o voluti, tra anime, menti, sogni e incubi. 
Necessità di respiri discordanti, necessità di battiti distinti.

Era questo quello che Marie cercava quella notte. Cercava un confronto, uno scontro di idee, un chiarimento, un approfondimento, uno stimolo. 
Sì, cercava uno stimolo. 
Non una birra, non un cinema piatto e solitario, no! Aveva bisogno di sentirsi, ascoltando altri in compagnia di loro stessi. 
Mise giacca e cappello, avvolse con delicatezza la sciarpa sul collo e aprì, frizzante, la porta di casa. 
Percorse tre isolati a piedi in quella fresca notte parigina. Poi raggiunse finalmente il piccolo caffè "Las conexiones" dove tutti i venerdì si riunivano persone come lei, persone in cerca di profondi azzurri inesplorati, e talvolta impalpabili. 
Prese posto su una delle sedie ancora libere, ascoltò dapprima opinioni altrui, poi, lentamente, inserì e confuse i suoi pensieri con quelli degli altri: apprese, cambiò, dubitò. 

Tornando a casa anche la Senna le sembrò diversa. Si sorprese a vagare più del necessario, finché stanca da quell'enorme arricchimento, raggiunse il palazzo e richiuse la porta di casa alle sue spalle, avvolta da felicità e serenità.


Racconto dedicato alle due parole di @MalacarneMax

domenica 8 aprile 2018

Gusci (uguali, diversi)



Si stavano rompendo come gusci d’uovo sottoposti a pressione costante. 
Una rottura lenta, delicata, soffice, che non si sarebbe percepita fin quando l’ultimo frammento non fosse caduto.
Vagavano così: in corpi intatti, con interni distrutti.
Molti, sempre di più!
In un mondo senza accoglienza in cui cercavano di mimetizzarsi alla massa, agli altri, cercavano di essere uguali…non sapendo che anche gli altri erano nella loro stessa situazione: fragili!
Piccoli zombi di carta pesta che facevano paura più a loro stessi che al mondo: un mondo che correva e roteava su se stesso senza interessarsi di quelle piccole crepe invadenti, che non avrebbero dato vita a pulcini, ma che avrebbero rinchiuso cuori nei loro stessi battiti.
Erano dovunque, intorno a noi, vicini a noi…forse anche dentro di noi?!

Un forte vento colpì i loro volti, i loro corpi. 
Le emozioni arrivarono a ondate: sicure, decise. 
I gusci si sgretolarono, finché…

L’amore li raccolse. Armato di pazienza, gentilezza, delicatezza, rispetto…e insieme, pezzo dopo pezzo, come fossero vasi cinesi, uno a uno li ricostruirono, ormai diversi.

Racconto nato dalle due parole suggerite da @giornalista 

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mercoledì 4 aprile 2018

Giacche per ogni stagione

Passeggiando, la osservai in quella giornata di sole, con il suo foulard rosa chiaro, la giacca di pelle leggera, i pantaloni bianchi, mentre camminava tranquilla guardando il mare del porto. Di fianco a lei una donna con un passeggino era vestita con una maglietta a maniche corte e un jeans azzurro chiaro, mentre il bimbo al suo fianco, che stanco non sembrava, portava dei pantaloncini e una camicia a maniche corte. 
Il buffo mi si palesò dal notare che, nell’altra direzione, arrivava proprio in quel momento un uomo vestito in completo classico, con un giaccone da fine inverno a ricoprire il tutto: caldo, ma molto elegante! Pochi metri piu avanti rispetto a loro, una ragazzina con un maglione di lana e una sciarpa osservava il sole stringendosi le mani intorno al corpo…come per ripararsi dal vento. Infine, dietro di lei si vedeva un ragazzo, in costume da bagno, pronto a effettuare un salto nel mare blu scuro del porto.

La primavera era arrivata con tutta la sua confusione di pollini, e ognuno la percepiva e la accoglieva, in quel momento, in un modo così differente... Ognuno la gustava con la propria sensibilità, con la propria percezione, così diversamente. 
Quel giorno, passeggiando, mi accorsi che basta osservare i nostri cappotti, i nostri sguardi, il modo in cui la pelle si relaziona alle temperature per capire come ognuno sia unicamente diverso. 
"Non serve andare lontano", mi dissi.

Io, indossando la mia felpa senza stagione, passeggiavo, e osservavo il mondo tra momenti molto caldi e momenti molto freddi, proprio come la mia anima li viveva in quel momento…e serenamente mi percepivo unico.