sabato 31 marzo 2018

Vento (alba e vento)


Racchiusa sotto le coperte, avvolta da quella calda sensazione di conforto e sicurezza, accendo la mia torcia in attesa dell’alba.
È il vento che stanotte bussa forte alla mia finestra, e anche se le sue urla acute sembrano parlarmi, non  mi lascia comprendere cosa dicano. È lui che non mi fa chiudere gli occhi, seppur questi siano ormai stanchi e pesanti.

Osservo quindi, alla luce arancione intenso, il contorno delle mie dita; scopro, negli anfratti del lenzuolo, sagome, animali: immagini reali in un mondo irreale. 
Creo storie, collegamenti e connessioni tra le grida del vento fuori, e i pensieri e i sogni dentro. Cerco di distrarre la mente da quello che è, e di portarla a quello che vorrei che fosse. 
Gnomi, fate, grilli e formichine passano tutti davanti a un mio sguardo attento, che però, lentamente, si abbandona alla tranquillità. Tranquillità che era sempre stata dentro di me, anche se il vento aveva provato a sospingerla lontano.

Racconto ispirato alle due parole suggerite da @antiniska

Direzioni

<Come si ferma la vita?><Non si ferma!><E come faccio a bloccarla per un momento?><Non puoi!> <Ma ho bosogno di scendere un attimo, di respirare senza il suono pesante dei pensieri e di quelli degli altri...><Mi spiace, questo treno ha una sola direzione.><Sì ma ci sara pure una fermata?><No!><No?><No! O meglio una ci sarebbe..><Vedi?><È quella da cui poi non puoi salire più...l'ultima fermata insomma...><La morte intendi?><Se vuoi chiamarla cosi...><Però non vale...cosa potrebbero cambiare dei minuti di silenzio?><Non funziona cosi! É il movimento che ti fa andare avanti, non la pausa...almeno qui...><Non è giusto!><Invece si!> <Vuoi scendere?> <No! Lascia stare...andiamo avanti!> Fu in questo momento che dopo mesi di coma riaprí gli occhi... Era tornato!

martedì 6 marzo 2018

Barca a vela (mare, lealtà)


Titolo: barca a vela

Non tornavo a casa da giorni perché non riuscivo a scendere: preferivo restare in coperta!
Mi sentivo perso tra le onde, ma avevo paura di sentirmi ancora più perso in loro assenza. 
Stagnavo in quel piccolo porto, in un limbo tra il fuori e il dentro, senza voler scegliere. 
Il mare in quei giorni era calmo, ma si vedeva che si stesse preparando alla rimonta e che il vento avesse voglia di gridare. Dapprima infatti le sue folate avevano sfiorato solo le vele, cullandole dolcemente e accarezzandole piano. Già da qualche ora però la sua forza cercava di scuoterle con più decisione: di risvegliarle! 
Probabilmente questo risvegliò anche me! 
Così nel momento più sbagliato, issai l’ancora e uscì dal porticciolo, fiducioso di quella lealtà che attribuivo erroneamente al mare. 
Lui invece leale non fu! 
Appena fuori dal porto iniziò ad aggredirmi come arrabbiato per quel mio tentennamento e per il tempo perso. 
Gridò forte, mi respinse! 
Virai giusto in tempo per tornare indietro prima che un’onda potesse spingermi contro un'ala del molo. Dopo aver attraccato, spaventato, scesi finalmente da quella barca. 
Solo dopo qualche giorno compresi la sua lealtà: perchè le risposte non erano da cercare fuori, ma dentro.

Parole suggerite Stefania Piumarta
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lunedì 5 marzo 2018

Ritratto (chignon e netti)


Fermo immagine: contorni netti, definiti. Ai bordi poca luce: una scala di grigi prima intensi, scuri, e poi, pian piano, più chiari…quasi sbiaditi.
Il soggetto centrale ben definito, sincero! Linee precise che richiudono i margini sinuosi di una donna.
Capelli ricci e neri, raccolti in un elegante chignon. Un viso ovale ma tondeggiante, che ritaglia occhi chiari e ben delineati: espressivi!
Una bocca sottile con un naso dritto ma pronunciato. Il mento sollevato e il collo nascosto dall'oscurità creata dall’ombra del capo. Dalle spalle un abito elegante, luminoso, ricoperto di paillette e nastrini, scendeva sicuro ricoprendo tutto, anche le caviglie…
Forse era un giorno di festa, forse stava partecipando a uno spettacolo teatrale…o forse era solo una storia che nessuno avrebbe mai ritrovato…
Sara l’aveva trovata lì quella foto: tra le pieghe di quell’abito consegnato, insieme ad altre cose, al suo negozio di seconda mano. Girò la foto, ma non vi trovò nessun nome, nessun riferimento. Chiese ai collegi ma nessuno ricordava chi avesse lasciato quel vestito quella mattina…
Un semplice incontro con il ritratto antico di una donna elegante che la osservava da lontano, col volto sollevato…
Prese la foto e dopo averla osservata per un pò la espose in vetrina: non per scoprirne l’identità, solo per ricordare la bellezza del tempo e la fragilità della vita.