giovedì 26 aprile 2018

Dipinto di parole n 3 Una cipolla in cucina






Un’ombra sinuosa si disegnava sul muro: che fosse una ballerina, una mano o una cipolla lo si sarebbe compreso solo dall’osservare l’oggetto che quell’ombra la proiettava. 
In una cucina, illuminata da luce artificiale, in una notte d'estate, l’arancione del catafillo contrastava il verde del germoglio, che, prepotente, creava la sua strada. Forse stimolato dalla presenza di acqua nel bicchiere che lo accoglieva; forse stimolato dal suono muto creato da note musicali di plastica aggrappate a quella mensola, la stessa dove si trovava anche lui… 
Odore intenso, profumo complesso di foglie d’alloro avvolte in un filtro di plastica: una cena stava iniziando… per questo nessuno apriva quella finestra!

Dipinto di parole dedicato ad Andrius Pojavis (chi altri poteva inviare una foto così?) 
Aspetto le vostre immagini! 

lunedì 23 aprile 2018

Dipinto di parole n 2



Una giornata di sole intenso: le montagne riposano sullo sfondo bagnate da una morbida luce. Una strada pedonale effervescente con piccoli pensieri dispersi. Una donna di spalle aspetta, seduta su una panchina, l’arrivo del marito; una coppia di colleghi commenta divertita uno strano episodio successo la mattina; un uomo parcheggia il motorino vicino a una bicicletta e si sente confuso; qualcuno entra in un bar, e qualcun altro vaga senza direzione tra le luci e le ombre create dal cielo limpido.
Un vestito bianco, lungo, soffice, avvolge una donna che sorride mentre sorregge la sua emozione in un mazzo di fiori, bianco anche questo. Un completo scuro racchiude un uomo: anche lui sorride, confuso dal peso delle proprie emozioni. 
Mani si cercano e... occhi si incontrano.  

Foto inviata da Amelia Duraccio

venerdì 20 aprile 2018

Dipinto di parole n 1 La partenza


Il sole si è alzato svogliatamente nel cielo stamattina. Filtra fioco tra trami infreddoliti. 
La notte non ha concesso tregua a nessuno con la sua nevicata abbondante, e tutto adesso è ricoperto di un bianco freddo, anche il cuore. 
Gli alberi, alti e sottili, sono appesantiti da fiocchi congelati: le foglie soccombono al freddo! 
La casa in legno, in fondo al viale alberato, ha le porte chiuse e il tetto ricoperto da neve ammassata. Sembra non esserci nessuno all’interno: sembra essere vuota! 
Come i pensieri. 
Fuori, lungo il sentiero, i segni di auto passate da poco, un cane, il suo cane, che la osserva entrare in quel furgone rosso. Lui è lì che la fissa insistente, nella speranza che lei ci ripensi. 
Vicino a lui due figure nascosti dai fusti degli alberi la guardano a loro volta. 
Quel furgoncino rosso, la partenza… 
Una partenza che non prevede ritorno.

Immagine concessa da Luca Merola

sabato 14 aprile 2018

Cultura (felicità e serenità)

Intrecci di parole e pensieri che nascono e finiscono tra strade fiorite. 
Incontri fortuiti, o voluti, tra anime, menti, sogni e incubi. 
Necessità di respiri discordanti, necessità di battiti distinti.

Era questo quello che Marie cercava quella notte. Cercava un confronto, uno scontro di idee, un chiarimento, un approfondimento, uno stimolo. 
Sì, cercava uno stimolo. 
Non una birra, non un cinema piatto e solitario, no! Aveva bisogno di sentirsi, ascoltando altri in compagnia di loro stessi. 
Mise giacca e cappello, avvolse con delicatezza la sciarpa sul collo e aprì, frizzante, la porta di casa. 
Percorse tre isolati a piedi in quella fresca notte parigina. Poi raggiunse finalmente il piccolo caffè "Las conexiones" dove tutti i venerdì si riunivano persone come lei, persone in cerca di profondi azzurri inesplorati, e talvolta impalpabili. 
Prese posto su una delle sedie ancora libere, ascoltò dapprima opinioni altrui, poi, lentamente, inserì e confuse i suoi pensieri con quelli degli altri: apprese, cambiò, dubitò. 

Tornando a casa anche la Senna le sembrò diversa. Si sorprese a vagare più del necessario, finché stanca da quell'enorme arricchimento, raggiunse il palazzo e richiuse la porta di casa alle sue spalle, avvolta da felicità e serenità.


Racconto dedicato alle due parole di @MalacarneMax

domenica 8 aprile 2018

Gusci (uguali, diversi)



Si stavano rompendo come gusci d’uovo sottoposti a pressione costante. 
Una rottura lenta, delicata, soffice, che non si sarebbe percepita fin quando l’ultimo frammento non fosse caduto.
Vagavano così: in corpi intatti, con interni distrutti.
Molti, sempre di più!
In un mondo senza accoglienza in cui cercavano di mimetizzarsi alla massa, agli altri, cercavano di essere uguali…non sapendo che anche gli altri erano nella loro stessa situazione: fragili!
Piccoli zombi di carta pesta che facevano paura più a loro stessi che al mondo: un mondo che correva e roteava su se stesso senza interessarsi di quelle piccole crepe invadenti, che non avrebbero dato vita a pulcini, ma che avrebbero rinchiuso cuori nei loro stessi battiti.
Erano dovunque, intorno a noi, vicini a noi…forse anche dentro di noi?!

Un forte vento colpì i loro volti, i loro corpi. 
Le emozioni arrivarono a ondate: sicure, decise. 
I gusci si sgretolarono, finché…

L’amore li raccolse. Armato di pazienza, gentilezza, delicatezza, rispetto…e insieme, pezzo dopo pezzo, come fossero vasi cinesi, uno a uno li ricostruirono, ormai diversi.

Racconto nato dalle due parole suggerite da @giornalista 

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mercoledì 4 aprile 2018

Giacche per ogni stagione

Passeggiando, la osservai in quella giornata di sole, con il suo foulard rosa chiaro, la giacca di pelle leggera, i pantaloni bianchi, mentre camminava tranquilla guardando il mare del porto. Di fianco a lei una donna con un passeggino era vestita con una maglietta a maniche corte e un jeans azzurro chiaro, mentre il bimbo al suo fianco, che stanco non sembrava, portava dei pantaloncini e una camicia a maniche corte. 
Il buffo mi si palesò dal notare che, nell’altra direzione, arrivava proprio in quel momento un uomo vestito in completo classico, con un giaccone da fine inverno a ricoprire il tutto: caldo, ma molto elegante! Pochi metri piu avanti rispetto a loro, una ragazzina con un maglione di lana e una sciarpa osservava il sole stringendosi le mani intorno al corpo…come per ripararsi dal vento. Infine, dietro di lei si vedeva un ragazzo, in costume da bagno, pronto a effettuare un salto nel mare blu scuro del porto.

La primavera era arrivata con tutta la sua confusione di pollini, e ognuno la percepiva e la accoglieva, in quel momento, in un modo così differente... Ognuno la gustava con la propria sensibilità, con la propria percezione, così diversamente. 
Quel giorno, passeggiando, mi accorsi che basta osservare i nostri cappotti, i nostri sguardi, il modo in cui la pelle si relaziona alle temperature per capire come ognuno sia unicamente diverso. 
"Non serve andare lontano", mi dissi.

Io, indossando la mia felpa senza stagione, passeggiavo, e osservavo il mondo tra momenti molto caldi e momenti molto freddi, proprio come la mia anima li viveva in quel momento…e serenamente mi percepivo unico.


domenica 1 aprile 2018

Una scossa elettrica (respiro e direzione)


Una scossa elettrica, un fulmine, che percorre il tuo corpo e ti toglie il respiro
Si rompono le ossa, si rompe una parte di te, un pezzetto... 
Tu rimani integro, ma il corpo, una sua piccola frazione, cede. 
Un mancamento! 
Momenti di confusione, di esitazione, mancanza di direzione...
Una piccola rottura che guarirà nell'istante di un pensiero, ma che resterà permanente e indelebile dentro di te: nelle tue ossa. Non la guarderai spesso ma lei sarà lì a ricordarti il tempo passato, gli urti, le corse. 
Da oggi stare in piedi avrà per te un valore diverso, un peso diverso..., il tuo stesso corpo peserà in modo diverso, così come i tuoi affetti, così come la tua vita, così come tutto il resto.

Una scossa elettrica, un fulmine che percorre il tuo corpo…e anche se lo hai superato, tremerai sempre un attimo, ripensandoci.

2 parole suggerite da @aditili.