domenica 15 luglio 2018

La signora Matilde

La signora Matilde arrivò su quel lago per caso. Passeggiava tranquilla lungo il sentiero che partiva dall’hotel in cui si era rifugiata per una vacanza di pace: lontana dal suono, dal vento del suo paese e soprattutto dai pensieri (anche se questi non l’abbandonavano in tutti i casi). 
Il sentiero, le avevano detto all’hotel, era lungo circa due kilometri, e di certo non ne aveva percorso nemmeno uno quando l’acqua attirò la sua attenzione. 
Faceva caldo, il suo cappellino la riparava dal sole, ma non il sufficiente da renderla impermeabile alla temperatura. Osservò il paesaggio intorno dall’angolo destro a quello sinistro: nessun essere umano. Molti uccelli però sorvolavano il cielo, e farfalle e libellule abbellivano la riva su cui la signora Matilde si trovava. 
Quasi senza pensare fece per andar via e riprendere il cammino lasciato, ma appena diede le spalle all’acqua, il lago la chiamò. Per qualche momento pensò di non dover ascoltarlo: non aveva un costume da bagno, non nuotava da anni e non sapeva quanto l’acqua fosse profonda…Insomma troppe incognite, troppi imprevisti per una persona organizzata come lei! Ma poi non resistette e si voltò a guardalo. 
L’acqua era così tranquilla. Cercando di non pensare si slacciò le scarpe: “almeno per provare la temperatura”, si disse. 
Era inaspettatamente calda, più calda dei suoi pensieri, e fu per questo che decise di accogliere quel silenzio, di immergersi in quel silenzio. 
Sola arrivò fino a che l’acqua le toccò il collo, poi, lentamente, abbandonò la riva e si fece coccolare dal rumore della natura che le oscurò i pensieri, le perfezioni e imperfezioni, il controllo del mondo, del tempo. 
Chiuse gli occhi, respirò profondamente e quando li riaprì la vide sorriderle: la felicità l’aveva finalmente raggiunta. 

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